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Child Dignity in the Digital World: cinque azioni concrete per proteggere i minori

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9 ottobre 2017
Child Dignity in the Digital World: cinque azioni concrete per proteggere i minori

Child Dignity in the Digital World” (la dignità del minore nel mondo digitale), il convegno organizzato dal Centre for Child Protection presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 3 al 6 ottobre 2017 per stimolare un confronto su sfide e rischi che i minori affrontano in Rete, si è concluso con la presentazione al santo Padre della “Dichiarazione di Roma”, un documento articolato in 14 indicazioni strategiche rivolte e ai leader politici, agli Internet provider, alle strutture mediche, alle forze dell’ordine e alle autorità religiose perché possano allearsi in un’opera corale e concreta di protezione dei minori.

Una dimensione “alta” che potrebbe sembrare lontana dalla nostra portata; in realtà ci sono azioni molto concrete che possiamo mettere in atto per proteggere i minori di casa nostra.

Ne abbiamo individuate prioritariamente 5:

1) Evitare di pubblicare in Internet dati sensibili dei minori e foto nelle quali il loro volto sia chiaramente riconoscibile. Oggi i sistemi di riconoscimento biometrici diventano sempre più sofisticati e affinati (ad esempio, in Cina Alibaba e i ristoranti Kfc permettono di pagare con il semplice riconoscimento facciale) e quindi esporre il volto di una persona senza il suo consenso consapevole equivale a diffonderne una firma inequivocabile. Furti di identità e manipolazioni delle immagini sono all’ordine del giorno, pertanto è opportuno tutelare le immagini che ritraggono minori.
Qualora si voglia diffondere una raccolta fotografica in ambito familiare o comunitario (parrocchie, scuole, etc.) è opportuno restringere l’accesso alle persone che si desidera coinvolgere tramite gli strumenti per il controllo della privacy forniti da chi si occupa di servizi online.

2) Contribuire ad una formazione costante e continua dei minori al rapporto con gli schermi digitali per “formarli e fornir loro gli strumenti necessari per un uso sicuro e responsabile di internet e per evitare che sia fatto del male a tanti loro coetanei”. (Dichiarazione di Roma, 6 ottobre 2017).
Esercitare un’educazione costante, oltre che un ascolto attento, può aiutare a prevenire fenomeni gravi legati a soprusi e vessazioni perpetrate attraverso i mezzi digitali.

3) Segnalare immediatamente rischi gravi per i minori, qualora si sospettino abusi, adescamenti, tentativi di carpire la loro buona fede, coinvolgimento in dipendenze.

4) Vigilare e accompagnare l’attività videoludica che, in alcune occasioni, può nascondere insidie non banali. Oltre a gestire una corretta dieta mediale in ambito videoludico, come la si gestisce a livello alimentare, l’adulto può aiutare il minore ad aumentare la consapevolezza dei rischi che si nascondono dietro sembianze innocue e a vigilare sul rischio di dipendenza.

5) Aiutare gli adulti, mediante corsi, sessioni di formazione, articoli e altri sussidi, a comprendere quali risorse e quali rischi possano incontrare oggi i minori nel rapporto con gli schermi digitali, senza trascurare il fatto che anche loro possano necessitare di formazione, non solo nell’ambito tecnic,o ma anche nel modulare la comunicazione interpersonale mediata dall’elettronica.

Qualche diocesi o gruppo di operatori pastorali si è già rivolto ad esperti in questo ambito. Oltre alla possibilità di rivolgersi al Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana (childprotection.unigre.it/) per  l’attività di prevenzione, segnaliamo anche il progetto Catholic Voices Italia che si occupa in particolar modo della comunicazione in questo ambito: quando gli abusi vedono coinvolta in prima persona la Chiesa, la giusta comunicazione sia all’interno che all’esterno della realtà ecclesiale diventa cruciale perchè può valorizzare o al contrario vanificare l’impegno profuso in difesa dei minori. In questa direzione, il metodo insegnato da Catholic Voices (www.catholicvoicesitalia.it) insegna a superare i pregiudizi e di conseguenza gli atteggiamenti difensivi che essi determinano per ristabilire l’immagine della Chiesa come luogo di guarigione e riaprire il dialogo con tutti su un tema che vede coinvolti tutti.

È consigliabile, per non disperdere energie e occasioni, che possano avvenire a livello provinciale o diocesano.

don Marco Sanavio
Direttore Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Padova
Socio Weca



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