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Legge Cyberbullismo al Senato: opportunità o ennesimo “carrozzone”?

Editoriali

2 febbraio 2017
Legge Cyberbullismo al Senato: opportunità o ennesimo “carrozzone”?

di Andrea Tomasi

Il tema del cyberbullismo è importante, e una legge indica una doverosa attenzione per il problema.
Ma il testo approvato al Senato presenta diverse criticità, su cui invito a riflettere, in vista del passaggio all’approvazione definitiva da parte della Camera.
In particolare meritano attenzione le misure di prevenzione previste dalla legge, da attuarsi nelle scuole.

Alcune sottolineature:

1. La definizione di “cyberbullismo” nel comma 2 dell’art.1 è talmente estensiva da risultare generica rispetto a tanti comportamenti adolescenziali e apre il campo a interpretazioni soggettive con possibili eccessi. Ad esempio “qualunque forma di pressione” o “allo scopo… della messa in ridicolo”.

2. La tutela. Il procedimento previsto all’ art. 2 sembra cercare un compromesso tra le rigidità delle tutele giuridiche e l’istantaneità della rete. Ma, francamente, una procedura che richiede un tempo minimo da due a sei giorni (o più), in tempi di diffusione virale e di moltiplicazione di condivisioni e copie appare più una dichiarazione di intenti che una misura efficace. In particolar modo nel caso della necessità di intervento dell’Autorità garante, che dovrebbe esercitare un potere impositivo nei confronti dei gestori.

3. Per l’attuazione del contrasto al cyberbullismo sono previste commissioni, comitati, tavoli tecnici, relazioni annuali (art.3, art. 6). La scelta degli esperti è ovviamente cruciale dal punto di vista dell’interpretazione di cosa sia cyberbullismo, di come esercitare un’azione tecnicamente fattibile, di quali aspetti mettere al centro delle iniziative informative e formative. Le “buone intenzioni” enunciate devono essere attuate “senza oneri” economici di alcun genere, salvo che per i progetti da attuare nelle scuole.

4. (art. 4) Entro trenta giorni il Ministero deve emanare le linee guida per le iniziative nelle scuole, e avviare una macchina organizzativa che coinvolga il Ministero della Giustizia e la Polizia postale, e preveda il coinvolgimento degli insegnanti, degli studenti, degli enti territoriali, delle associazioni… Al di là degli aspetti organizzativi, che appaiono velleitari e propagandistici, fissando tempi e modi irrealistici, grande interesse e apprezzamento suscitano le prospettive di lavoro. Questo purchè i progetti educativi previsti e finanziati siano davvero il frutto di impegno corale tra istituzioni scolastiche, genitori e studenti, con l’apporto di tecnici preparati ed esenti da soggettività ideologiche.

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