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Il progetto della Fondazione Cervelli Ribelli, guidata da Gianluca Nicoletti, punta all’inserimento lavorativo di giovani nello spettro autistico nel settore informatico, trasformando la neurodivergenza in valore aggiunto per le aziende
Il binomio mondo del lavoro e inclusione delle neurodivergenze spesso fa rima con obblighi di legge o concessioni. Raramente è concepito come un valore aggiunto per un’azienda. Il progetto “Cervelli Ribelli At Work” mira a ribaltare questa visione e a favorire l’inserimento lavorativo di giovani nello spettro autistico, puntando sulle loro abilità soprattutto nel settore informatico. Pioniere di questo modello operativo è Gianluca Nicoletti, giornalista, voce di Radio 24, scrittore e padre di Tommy, un ragazzo autistico di 29 anni, presidente e socio fondatore della Fondazione Cervelli ribelli, che oltre a favorire l’inclusione sociale e lavorativa di persone con neurodiversità, valorizza il potenziale delle differenze. Un obiettivo che, ribadisce più volte Nicoletti, non è semplice da raggiungere ma non è impossibile.
In tre anni il progetto ha coinvolto cinque aziende, anche multinazionali. Una ha già assunto due ragazzi a tempo indeterminato e le altre hanno offerto stage lunghi ad altri ragazzi che assumeranno. I risultati del progetto saranno presentati a Roma a partire dalle 10 di giovedì 2 aprile, Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, nell’auditorio The Dome dell’Università Luiss Guido Carli. “È un lavoro molto difficile e richiede professionalità molto spiccate”, afferma.
“Portare una persona autistica, anche se con un’ottima capacità di gestire i numeri e un cervello che corre velocissimo, in un ambiente di lavoro e farlo convivere con le necessità e le territorialità di quel mondo, è un’azione complessa”.
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