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In occasione del trentesimo anniversario di Popotus, l’inserto settimanale che Avvenire dedica ai bambini, Papa Leone XIV ha indirizzato una lettera al direttore del quotidiano cattolico per rivolgersi direttamente ai più piccoli, ai loro genitori e ai loro insegnanti. Un messaggio che, accanto al richiamo evangelico a “diventare come bambini”, contiene un passaggio di grande attualità sul rapporto tra infanzia, educazione e intelligenza artificiale.
Restituire al mondo la sua bellezza
Il Pontefice si rivolge anzitutto ai bambini lettori di Popotus, ricordando loro che «restituire al mondo la sua bellezza è possibile» e che proprio i più piccoli possono aiutare gli adulti a guardare la realtà «con rinnovato stupore nella sua grazia, a pensarlo con fiducia, e costruirlo senza pregiudizi». In un tempo segnato dalle guerre che «minacciano il futuro dell’umanità», Leone XIV indica nei bambini una bussola: «Forse solo guardando gli occhi smarriti dei bambini di fronte alla barbarie della guerra possiamo convertirci. Reimparare a guardarci negli occhi e a guardare il mondo con occhi puri».
Il Papa elenca quelle che definisce le “cose da custodire” dell’infanzia: la fiducia in chi ci vuol bene, il linguaggio universale dell’amore, la forza disarmante del sorriso, il coraggio di chiedere scusa, la bellezza di fare pace. Un piccolo decalogo che attraversa le generazioni e che, sottolinea il Pontefice, riprende le parole stesse di Gesù: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli».
L’allarme sull’intelligenza artificiale
Il cuore del messaggio, di particolare interesse per chi si occupa di cultura digitale, è però il passaggio in cui Leone XIV affronta direttamente il tema dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sull’infanzia. «Tutti, specialmente oggi, nell’era digitale e dell’intelligenza artificiale, abbiamo bisogno di un’educazione permanente», scrive il Papa. «E per rimanere umani abbiamo bisogno di preservare uno sguardo bambino sulla realtà».
Da qui un monito netto rivolto agli adulti: «Non dobbiamo lasciare che i bambini finiscano con il credere di poter trovare nei chatbot della IA i loro migliori amici o l’oracolo di ogni sapere, impigrendo il loro intelletto e la loro capacità relazionale, intorpidendo la loro creatività e i loro pensieri». Un’osservazione che intercetta una delle questioni più discusse nel dibattito attuale sull’educazione digitale: il rischio che gli assistenti conversazionali sostituiscano relazioni reali, processi di apprendimento e percorsi di pensiero autonomo, soprattutto nelle fasce d’età più fragili.
Il ruolo di genitori, insegnanti ed educatori
Leone XIV ringrazia poi genitori e insegnanti per «la cura e l’amore» con cui accompagnano i bambini, aiutandoli a «tirare fuori la bellezza che hanno dentro» nel rispetto dell’unicità di ciascuno, «che è un dono di Dio». Gli adulti, ricorda il Papa, sono testimoni di come «i bambini ci educano mentre li educhiamo» e hanno il compito di proteggerli «da un’idea disumana dell’informazione e dell’educazione».
È una responsabilità che chiama in causa l’intera comunità educante e che, nel contesto contemporaneo, riguarda anche – e forse soprattutto – il modo in cui si introducono i più piccoli all’uso degli strumenti digitali. Custodire l’infanzia, scrive il Pontefice, significa anche «guidare la loro crescita perché siano protagonisti di un mondo rinnovato».
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