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Papa Leone XIV al clero romano: «L’I.A. mai arriverà a poter condividere la fede». L’inganno di «follower» e «like»

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20 Febbraio 2026
Papa Leone XIV al clero romano: «L’I.A. mai arriverà a poter condividere la fede». L’inganno di «follower» e «like»

Il dialogo aperto di Papa Leone XIV con il clero della Diocesi di Roma, che si è svolto il 19 febbraio nell’Aula Paolo VI, ha affrontato con realismo le sfide della pastorale contemporanea.

L’Intelligenza Artificiale e il monito sulle omelie

Analizzando i mutamenti culturali in atto, il Papa ha affrontato direttamente l’irruzione dell’Intelligenza Artificiale nella vita quotidiana, compresa quella sacerdotale. L’indicazione offerta al clero è chiara e si traduce in un invito preciso: «resistere alla tentazione di preparare le omelie con l’intelligenza artificiale!».

Il richiamo del Pontefice si fonda sulla natura stessa della comunicazione teologica. Come i muscoli del corpo, ha ricordato, anche l’intelligenza umana ha bisogno di essere esercitata per non atrofizzarsi. Tuttavia, il nucleo del problema evidenziato è prettamente pastorale: la macchina non possiede un vissuto spirituale. «Per fare una vera omelia che è condividere la fede – ha sottolineato il Papa – l’I.A. mai arriverà a poter condividere la fede!». Secondo l’analisi del Pontefice, i fedeli non cercano elaborati tecnicamente perfetti, ma necessitano di confrontarsi con la fede reale e l’esperienza vissuta di chi annuncia il Vangelo.

La trappola dei social network: Vangelo contro “like”

Strettamente legato all’uso degli strumenti digitali è il tema della presenza online. Il Papa ha messo in guardia dal rischio dell’autoreferenzialità e dell’inganno che spesso si cela dietro la comunicazione su piattaforme social.

Il pericolo principale per chi fa pastorale digitale è quello di mettere il proprio “io” al centro, rincorrendo le metriche di vanità. «Non è perché io sono offro quello che sono io, questo è un inganno tante volte in internet, tiktok, e vogliamo essere noi: “Io ho tanti follower, tanti like, perché vedono che io sto dicendo…”», ha avvertito Leone XIV. Il metro di giudizio della presenza in rete non deve coincidere con il successo personale o l’accumulo di approvazione virtuale, ma con la fedeltà al mandato. Se l’attività digitale non trasmette il messaggio di Gesù Cristo, ha concluso oggettivamente il Papa, «forse ci stiamo sbagliando».

Smartphone e isolamento giovanile

Il richiamo all’autenticità relazionale ha caratterizzato anche l’analisi della condizione giovanile odierna. Il Pontefice ha evidenziato come i dispositivi digitali, pur promettendo iper-connessione, stiano in realtà alimentando «un isolamento, una solitudine incredibile». I giovani, ha osservato, vivono l’illusione della compagnia virtuale: «Con il famoso smartphone, che probabilmente tutti portano in tasca oggi, vivono soli anche se dicono: “No, il mio amico è qui,” ma non c’è un contatto umano».

La risposta a questa deriva tecnologica, ha suggerito il Papa, risiede nel ritrovare il coraggio della prossimità reale. Serve proporre esperienze umane autentiche e raduni fisici («non via schermo»), per guidare i ragazzi fuori dalla solitudine digitale verso una reale comunione.

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