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Tutorial Stagione 8

La dimensione performativa dell’educatore pastorale

Tutorial Stagione 8

8 Aprile 2026
La dimensione performativa dell’educatore pastorale

Cosa intendiamo quando parliamo di performatività?

Cosa vuol dire per l’educatore pastorale essere performativo?

Esistono varie dimensioni?

Proviamo ad andare con ordine e rispondere brevemente a queste domande per supportare la pratica di ogni educatore ed educatrice in oratorio.

La parola “performatività” ha origine nel mondo linguistico grazie a John Austin, un filosofo che negli anni ’50 introdusse il concetto di atti linguistici performativi. Questi sono atti in cui dire qualcosa equivale a fare qualcosa. Ad esempio, quando durante un matrimonio si pronuncia “Vi dichiaro marito e moglie”, quelle parole non descrivono semplicemente un evento, ma lo creano: trasformano la realtà degli sposi.

Nel contesto educativo e pastorale, questo primo suggerimento è essenziale: ciò che diciamo non si limita a trasmettere informazioni, ma porta a un cambiamento reale nella vita dei ragazzi e delle ragazze.

Oltre al significato linguistico, il termine richiama le arti performative, come il teatro, la danza. Ogni volta che si incontrano i ragazzi, “si va in scena”.

Non si tratta però di recitare una parte falsa o inventata che non ci rappresenti, bensì di comunicare sempre in modo autentico e coinvolgente, utilizzando consapevolmente. Come suggerisce la scuola di Palo Alto, non si può non comunicare. Questo significa che ogni aspetto della presenza – dal silenzio alla postura – trasmette un messaggio. Vediamo qualche esempio che potrà essere utile nella pratica quotidiana:

  • Il tono di voce: Un tono pacato può trasmettere rassicurazione, mentre uno più energico può catturare l’attenzione.
  • La postura: Una posizione aperta e rilassata comunica disponibilità, mentre una più chiusa può trasmettere distacco o disinteresse per il lavoro svolto.
  • I gesti: Movimenti coerenti e intenzionali possono rafforzare il messaggio, mentre gesti nervosi o disordinati rischiano di distrarre.
  • La prossemica: L’uso dello spazio è cruciale. Sedersi in cerchio favorisce il dialogo e la condivisione, mentre mantenere una distanza eccessiva può creare un senso di separazione disallineandosi. Pensiamo qui alla tecnica del circle time, usata anche con i bambini più piccoli.

Essere educatori performativi ed educatrici performative, quindi, richiede un lavoro complesso, ma soprattutto significa essere persone generative che hanno speranza nel cambiamento, capaci di co-creare con l’altro l’evento pastorale.

Testi: Eleonora Mazzotti

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