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Dal like al rispetto: quando il cuore chiede responsabilità

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2 Febbraio 2026
Dal like al rispetto: quando il cuore chiede responsabilità

Di Riccardo Tonna, da ilnuovogiornale.it

 

Sabato mattina, 31 gennaio, memoria di san Giovanni Bosco e patrono dei giovani, nella parrocchia di Santa Franca, in piazza Paolo VI a Piacenza, l’attenzione al mondo digitale con le sue possibilità e suoi rischi è stata al centro della riflessione. Al vescovo, mons. Adriano Cevolotto, il compito di aprire il convegno diocesano per educatori, catechisti e operatori pastorali intitolato “Dal like al rispetto. Educare alla responsabilità digitale”. Il convegno – organizzato dal Servizio tutela minori e adulti vulnerabili della Diocesi di Piacenza-Bobbio insieme alla Pastorale giovanile-vocazionale, all’Ufficio catechistico e all’Ufficio di pastorale scolastica e servizio Irc, e coordinato dal giornalista Matteo Billi – è stato, in primis, un interrogarsi sul significato delle relazioni, oggi.

L’educazione è cosa del cuore

Nella meditazione iniziale, mons. Cevolotto ha ripreso una delle espressioni più note di don Bosco: “l’educazione è cosa del cuore”. Una frase che – ha spiegato – forse era più immediata per i contemporanei del santo che per noi, abituati a pensare il cuore come il luogo delle emozioni rapide, dei sentimenti che scorrono veloci. Nell’era dei social, il cuore è diventato un’icona, un’emoji, un “like”. Un gesto semplice, immediato, ma spesso svuotato della sua profondità. Eppure, nella tradizione biblica, il cuore è tutt’altro: è il luogo delle decisioni, la sintesi della persona, il punto in cui l’esistenza si gioca come dono. Il riferimento al cuore di Gesù trafitto, da cui sgorgano acqua e sangue, ha riportato l’assemblea a questa radicalità: un cuore che non trattiene nulla per sé. Da qui anche il richiamo del vescovo a san Paolo e al suo invito a considerare gli altri “superiori a se stessi”, non in opposizione al proprio bene, ma in un intreccio profondo: custodire l’altro custodisce anche noi stessi. Essere discepoli, ha ricordato il presule, significa avere “la concordia iscritta nel DNA”, un cuore unito al cuore degli altri.

Responsabilità come cura

Dal piano spirituale a quello educativo il passo è stato naturale. Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale tutela dei minori e delle persone vulnerabili della CEI, ha offerto una lettura chiara e concreta del tema centrale del convegno: la responsabilità digitale come forma di cura.

Non basta, ha sottolineato, conoscere gli strumenti tecnologici. Occorre comprenderne le opportunità, ma anche i rischi, perché le azioni compiute online hanno conseguenze reali, talvolta gravi. Da qui la presentazione di due strumenti operativi: il vademecum “In rete. Per una grammatica educativa ed etica nelle relazioni pastorali con adolescenti”, pensato per gli educatori, e il Patto digitale – in formato video – rivolto direttamente ai ragazzi, con un linguaggio capace di parlare la loro lingua.

Il ruolo degli adulti resta decisivo: accompagnare, sostenere, trasmettere vicinanza. È in questo orizzonte che Griffini ha proposto l’immagine della “costellazione educativa”: una rete di soggetti – servizi di tutela, pastorale giovanile, ufficio catechistico, insegnanti di religione – chiamati a fare luce insieme, orientando il cammino delle comunità e dei minori affidati loro. Dal “like” al rispetto, appunto: imparare a custodire anche un gesto digitale come segno di riconoscimento autentico della dignità dell’altro.

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