Ricadute della ricerca

Didattica e pastorale del Web

Ricadute della ricerca

Alessandra Carenzio, Università Cattolica di Milano

Le piattaforme di socializzazione online, le arene di incontro e confronto caratterizzano oggi gran parte delle modalità con cui si fa comunità: succede tra i ragazzi, nei gruppi costruiti attorno allo sport o alle passioni condivise, ma anche tra gli adulti e nelle comunità legate agli interessi.

I social media e il Web 2.0 possono funzionare da connettore importante che consente una partecipazione dal basso, diffusa ma capillare, la presa di parola da parte di chi spesso si sente escluso e il coinvolgimento di fasce di popolazione che non sempre viene coinvolta nella pastorale.

La ricerca, aldilà dell’analisi e del livello prettamente teorico rispetto al costrutto di comunità e al censimento delle pratiche, presenta una preponderante ricaduta operativa, che consentirebbe di comprendere a fondo cosa caratterizza oggi la dimensione comunitaria, quali elementi e dinamiche rendono la comunità attiva e partecipe attraverso i social media e la partecipazione nel Web 2.0 e quali bisogni possiamo intercettare meglio. La ricerca, in sintesi, fornisce un catalogo di proposte progettuali e strumenti di lavoro che possono orientare le proposte della Cei e di WeCa per le diocesi e le parrocchie, costruite con i diretti interessati.

Nello specifico, l’utilizzo della community di professionisti, esperti e capaci di mettere in comune le proprie conoscenze ed esperienze, fa leva sulla necessità di confronto – sin dall’inizio del triennio di ricerca – per ampliare la partecipazione e disseminare il lavoro condotto grazie a una sorta di meccanismo che potremmo definire “sasso nello stagno”. La community è il punto centrale dello stagno, colpito dal sasso gettato dalla ricerca, ma la sua portata si amplia nei cerchi che si formano attorno ad essa, fino a comprendere l’estensione massima della superficie dell’acqua. In questo senso, la partecipazione della comunità ecclesiale nella fase di censimento è importante, mantenendo alta la partecipazione e soprattutto ravvivando l’attenzione della comunità (non solo scientifica) sul senso della comunicazione oggi e sulle potenzialità che i social media e il Web 2.0 forniscono alla Chiesa e al lavoro sul campo.

Le pratiche censite, inoltre, fungono da esempio possibile per chi, per reticenze e scarsa dimestichezza, ha sempre pensato ai social media come una perdita di tempo, un passatempo che non può toccare il nostro lavoro (è vero per la parrocchia, come per la scuola, due comunità importanti). Ascoltare, guardare, leggere le best practices realizzate, con dati alla mano, potrebbe certamente rendere meno incerta la partecipazione, consapevoli della necessità di apertura, più volte riconosciuta dalla Chiesa stessa, al mondo della comunicazione “social”.

I media digitali, più che contendenti, sono alleati della pastorale e rappresentano una ulteriore occasione per la comunità di muoversi, crescere, conoscersi e diffondere il Messaggio.


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