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Alla ricerca della verità dentro il labirinto dei «post»

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5 Luglio 2021
Alla ricerca della verità dentro il labirinto dei «post»

La pandemia da Covid-19 ha inondato il mondo dell’informazione e l’arcipelago del digitale di un evento sconosciuto e inatteso destinato a cambiare profondamente la vita di miliardi di persone. Puntando il microscopio a poco più di un anno fa, secondo l’Osservatorio sulla disinformazione online promosso dall’Autorità garante per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), durante l’ultima settimana di maggio 2020, ad esempio, «l’incidenza della disinformazione sul totale delle notizie relative all’epidemia e ancora maggiore se si focalizza l’analisi sui soli contenuti social prodotti. Infatti, considerando tutti i post e tweet sul coronavirus pubblicati dalle fonti esaminate, quelli di disinformazione rappresentano il 13%».

Non è un caso se l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia promosso, a inizio epidemia, una campagna social per ricordare che «l’aglio è un alimento sano che può avere alcune proprietà antimicrobiche. Tuttavia, non abbiamo evidenze scientifiche che il consumo di aglio protegga dalle infezioni con il nuovo coronavirus».

Stessa operazione ha riguardato i benefici dell’olio di sesamo. Resta sempre valido quanto – decisamente in epoca non social – quasi quattro secoli fa, ha osservato il filosofo olandese Baruch Spinoza: “Colui che vuole distinguere il vero dal falso deve avere un’idea adeguata di ciò che è vero e di ciò che è falso.”

Oggi stratificazioni di notizie false, ancorate dalla pratica della condivisione e dei like, hanno finito per creare montagne difficili da scardinare, poggiate su vallate di convinzioni, emotività e, spesso, pregiudizi. Così come il concetto di post-verità ha certificato. Ecco perché l’antidoto dell’attenzione alla ricerca delle fonti e della conquista del tempo necessario per verificare una notizia o un post resta il cardine di “una rete nella Rete”, non per trattenere ma per setacciare fatti e verità.

L’Associazione WebCattolici Italiani (WeCa), non solo durante i mesi più critici della pandemia, si è sempre sentita impegnata per cercare di aiutare ogni utente a «difendersi da infodemia e fake news», affrontando anche le «fake news in ambito religioso», come titolano alcuni dei tutorial dedicati al tema come quello che vi offriamo oggi sulla responsabilità alla cittadinanza digitale.

Weca, conta oltre 100 tutorial realizzati su Chiesa, comunicazione e digitale, pubblicati sulle più diffuse piattaforme in formato video e audio. Come ha scritto papa Francesco nel Messaggio per la Giornata mondiale della Comunicazioni Sociali 2021: «Tutti siamo responsabili della comunicazione che facciamo, delle informazioni che diamo, del controllo che insieme possiamo esercitare sulle notizie false, smascherandole. Tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere».

Fabio Bolzetta
presidente dell’Associazione WebCattolici Italiani

Scarica il PDF dello Speciale WeCa su Avvenire – Lazio Sette di domenica 27 giugno 2021


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