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Dove ricerchiamo la fiducia? L’editoriale di Andrea Tomasi su Dialogo, quindicinale della diocesi di Alghero-Bosa

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4 Gennaio 2022
Dove ricerchiamo la fiducia? L’editoriale di Andrea Tomasi su Dialogo, quindicinale della diocesi di Alghero-Bosa

Da Dialogo, quindicinale della diocesi di Alghero-Bosa

Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi? La scena descritta da Giacomo Leopardi si presenta come domanda ogni fine anno: Cosa ci riserva il futuro, cosa ci aspetta l’anno prossimo? È una domanda esistenziale, che da sempre accompagna la vita di ogni persona, specialmente nei momenti difficili, quando sono più forti ansia e incertezza per l’avvenire.

Oggi l’insicurezza si è ampliata, per il perdurare della pandemia, per la crisi economica che proietta ombre sul lavoro futuro, per il declino demografico, per il destino ambientale del pianeta. Sono paure fondate, che la comunicazione digitale globalizzata enfatizza o nasconde, diffondendo una sorta di “pensiero unico”. Internet e le reti sociali hanno un potere di persuasione immensamente più grande di ogni altra forma comunicativa utilizzata in passato, e sono ancora troppo poco “decodificate”, cioè interpretate per estrarne l’effettivo contenuto, per poterle governare, cioè piegarle al servizio dell’uomo.

Spinto dalle sue paure, l’uomo si rivolge alla tecnologia in cerca di sicurezza, affidandosi alla forza dei numeri e alla capacità di previsione dell’Intelligenza Artificiale. Gli ultimi due anni hanno rafforzato la fiducia negli algoritmi: la gestione della pandemia ha usato i numeri sull’andamento del contagio, comunicati quotidianamente, per prevedere il rischio, e la produzione dei vaccini in tempi brevi si è giovata di modelli matematici computerizzati. Di pari passo è stata messa in discussione la competenza degli esperti e dei governanti, spesso in contraddizione tra loro o smentiti dall’evolvere degli eventi.

L’informatica e gli algoritmi sembrano gli strumenti più razionali per affrontare il futuro, tanto che riponiamo in essi una fiducia tale da pensare che siano migliori, più precisi, veloci e imparziali degli uomini. Ma è un atteggiamento fideistico, non diverso da quello del passato verso gli almanacchi o gli oroscopi; in realtà l’ambito delle certezze algoritmiche è molto più ristretto di quanto si creda.

Accanto alla fiducia negli algoritmi cresce tuttavia anche una sottile inquietudine, poiché gli algoritmi che prevedono i fatti futuri sono gli stessi che possono prendere decisioni nella diagnostica medica, nella valutazione per una assunzione, per l’erogazione di un mutuo, per un contratto assicurativo o per una sentenza. Sono solo alcuni esempi di applicazioni dell’Intelligenza Artificiale, che mostrano l’esigenza che gli algoritmi siano fondati su principi etici, e non solo sulle tecniche informatiche. Non è una questione teorica, una proiezione letteraria o un dubbio filosofico: la razionalità delle macchine e dell’Intelligenza Artificiale, apparentemente neutrale, cela procedure realizzate dai tecnici dentro una industria informatica che produce crescenti disuguaglianze e grandi patrimoni per pochi.

Gli studi sul pensiero decisionale di Daniel Kahneman, Nobel per l’economia, e il fortunato saggio di Soshana Zuboff, dall’emblematico titolo “il capitalismo della sorveglianza” portano in primo piano una domanda, purtroppo ancora poco avvertita da parte dell’opinione pubblica: il mondo futuro sarà dominato dagli algoritmi o governato dall’uomo? Più precisamente: sarà un mondo dominato dai padroni degli algoritmi, che in essi trasfondono anche una visione etica, o sarà un mondo a vantaggio dell’umanità intera?

Sono le domande su cui ha meditato il grande pensatore Romano Guardini. Sono le stesse domande che ci dovrebbero indurre a dedicare ai temi della cosiddetta “transizione digitale” almeno altrettanta attenzione di quella che poniamo riguardo alla “transizione ecologica”:

“Nell’epoca che sta davanti a noi e della quale noi non sappiamo affatto in quale destino sfocerà, l’uomo realizza una nuova forma della sua umanità … egli deve per questo elaborare anche un ethos nuovo corrispondente” (R. Guardini)

 

Andrea Tomasi

Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione – Università di Pisa
e Consiglio Direttivo di WECA, Associazione web cattolici


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