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Le attività e le proposte dell’associazione Webcattolici italiani (WeCa) – da Orientamenti Pastorali 10/2016

Editoriali

29 ottobre 2018
Le attività e le proposte dell’associazione Webcattolici italiani (WeCa) – da Orientamenti Pastorali 10/2016

L’articolo, firmato da Giovanni Silvestri, responsabile del Servizio informatico della CEI – presidente WeCa e da Rita Marchetti, docente di teorie e tecniche dei media digitali presso il Dipartimento di scienze politiche dell’Università di Perugia, è stato originariamente pubblicato nel numero 10/2016 di Orientamenti Pastorali.

Quest’articolo è un ulteriore contributo al cammino di esplorazione di esperienze di «pastorale digitale» (termine coniato dal COP, la cui definizione è stata meglio descritta nel n. 5/2016) che Orientamenti Pastorali ha avviato nei numeri precedenti.

S’intende evidenziare l’importanza dell’interazione con ambienti di ricerca, e anche l’esigenza di proposte formative a vari livelli, per dare risposte al tema aperto dell’uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare della Chiesa nel continente digitale. Un messaggio che l’associazione Webcattolici italiani (WeCa) (1) ha inscritto nel suo DNA.

 

Sono passati 13 anni da quando una quarantina di webmaster cattolici espressero il desiderio e la necessità di creare uno spazio condiviso in cui riconoscersi e da cui essere sostenuti nella progettualità formativa e nelle strategie future.

Un appello raccolto dalla Fondazione comunicazione e cultura della CEI, dall’Università Cattolica, dall’UNITELM, dalle diocesi di Roma e Perugia – come soci fondatori –, e da alcune realtà già molto attive in rete: siticattolici.it, davide.it, giovani.org. Da quel 22 maggio 2003, data della costituzio- ne legale dell’associazione, sono trascorsi 13 anni: un’era, se pensiamo alla rapidità con la quale si succedono le innovazioni e le trasformazioni nel campo dei media digitali.

Non c’erano ancora Facebook, Instagram, YouTube, Twitter, Telegram e Whatsapp. La rivoluzione introdotta dal cosiddetto web 2.0 era ancora lontana dal manifestarsi. Eppure, oggi come allora, la necessità di un punto di riferimento riconosciuto, credibile e «fidato» per orientarsi nell’uso e nella presenza sulle diverse piattaforme digitali disponibili da parte del mondo cattolico è ancora fortemente sentita.

Forse ancor più di quella espressa dai webmaster nell’ormai lontano 2002, come emerso dalla prima ricerca promossa da WeCa sull’uso di internet nelle parrocchie italiane. (2) I parroci italiani, durante le interviste realizzate (1.338, a un campione rappresentativo dei parroci italiani) hanno manifestato all’unanimità tale esigenza. Fin dalla sua costituzione, WeCa ha raccolto questa sfida curando la ricerca, la formazione e il confronto con diverse realtà affinché la presenza della comunità ecclesiale in rete fosse affrontata con creatività e adeguata conoscenza delle opportunità e dei limiti legati al suo uso.

Per raggiungere tale scopo, WeCa, insieme all’Ufficio comunicazioni sociali e al Servizio informatico della CEI, con l’attenzione rivolta a diocesi, parrocchie, istituti religiosi, associazioni e le diverse realtà pastorali di formazione sul tema della comunicazione digitale e pastorale, sta investendo nella ricerca (in collaborazione con il  CREMIT dell’Università Cattolica di Milano e il Dipartimento di scienze politiche dell’Università di Perugia) e in proposte di formazione con un supporto competente e non improvvisato. L’obiettivo è favorire la conoscenza delle caratteristiche e opportunità dei diversi social.

È diffusa l’idea della necessità di essere presenti in rete, non fosse altro per il fatto che il 69% degli italiani è un utente internet, e addirittura lo è l’89% dei giovani fra i 14 e i 18 anni. (3) Il mondo cattolico lo ha capito da subito, intuendo in anticipo rispetto ad altre realtà le opportunità che ne sarebbero derivate. La presenza online della Chiesa ai suoi diversi livelli ne è una testimonianza. Nel 1995 è stato aperto il sito www.vatican.va, nel 1996 quello della CEI (www.chiesacattolica.it). Nel 2007 il 69,9% dei parroci italiani era utente internet, nonostante l’età avanzata (media 60 anni) e la responsabilità della gestione di più parrocchie nel 50% dei casi. (4) Si tratta di una percentuale elevata se si considerano i dati di accesso a internet nello stesso periodo dei cittadini italiani. (5) Non basta però essere in rete. Occorre capire cosa significhi «essere in rete».

Tante sono le opportunità e le possibilità che abbiamo a disposizione. Avere una pagina Facebook è diverso dall’avere un profilo personale sullo stesso social network, così come è diverso dall’aprire un account su Telegram o Whatsapp o ancora un canale YouTube. È importante conoscere ciò che possiamo fare con queste piattaforme, quali sono i pro e i contro e quali si adattano meglio alle caratteristiche delle comunità nelle quali ci troviamo a operare e agli obiettivi che vogliamo perseguire.

Un aspetto prioritario è la comprensione del fatto che online e offline costituiscano due aspetti complementari della stessa realtà, dove l’online si interseca con gli spazi comunicativi di cui gli individui fanno già parte offline. (6) Sebbene fra gli studiosi dei media digitali sia ormai considerato un fatto acquisito, si avverte ancora l’esigenza di un maggior supporto empirico in grado di far luce sulle modalità attraverso cui la socialità si sta trasformando a seguito della diffusione delle reti sociali online. Online e offline non sono due dimensioni parallele. Spesso durante gli incontri e i convegni ai quali WeCa ha partecipato, è emersa l’obiezione «se il parroco sta su Facebook, come può trovare tempo per i suoi parrocchiani?», tradendo la convinzione, erroneamente diffusa, dell’online come qualcosa di virtuale separato dalla «realtà reale» nella quale viviamo.

La ricerca sull’uso di Facebook da parte delle diverse comunità ecclesiali, sacerdoti diocesani, ordini religiosi (limitatamente a salesiani e paolini, maschi e femmine) e seminaristi, promossa da WeCa, ha confermato la stretta interdipendenza fra online e offline attraverso il supporto di dati empirici. I materiali sono stati presentati a un convegno organizzato in collaborazione con il CREMIT dell’Università Cattolica a maggio 2014 e disponibili sul sito weca.it nella sezione «progetti di ricerca». I social network sono un’estensione e un rafforzamento delle reti sociali offline. I network online oscillano fra la riproposizione di legami che consacrati e seminaristi tradizionalmente già intrattengono nelle rispettive comunità di riferimento e tratti più innovativi. Consacrati e seminaristi privilegiano la sovrapposizione del network online con la rispettiva comunità di appartenenza. Gli amici del parroco sono prevalentemente i propri parrocchiani, quelli dei seminaristi le altre persone che gravitano attorno al seminario e le proprie comunità parrocchiali d’origine, così come per i religiosi le proprie comunità di riferimento e più in generale le rispettive congregazioni. Per chi opera all’interno di un oratorio, gli amici Facebook sono prevalentemente i ragazzi che lo frequentano o per chi insegna ai propri studenti. Sebbene i legami con chi si conosce e si frequenta già offline siano prevalenti, Facebook offre anche l’opportunità di ampliare la propria rete: abbiamo infatti rilevato la creazione di legami nati direttamente all’interno del social network, ovvero con persone che il consacrato o il seminarista non conosceva prima dell’apertura del proprio profilo Facebook. Si tratta di occasioni da poter sfruttare in un’ottica pastorale, di un gettare la rete in previsione di possibili sviluppi futuri.

Occorre inoltre considerare che insieme ai legami con le rispettive comunità religiose, il social network unisce all’interno di un unico spazio contatti di tipo personale (i propri familiari e i propri amici). La riproposizione di diversi gruppi sociali, della dimensione personale e della comunità specificatamente religiosa da un lato e, dall’altro, la creazione di nuovi legami all’interno dello stesso contesto, contribuiscono a caratterizzare in maniera innovativa le reti sociali di sacerdoti diocesani, religiosi, religiose e seminaristi. Si tratta di chiari esempi di ciò che Marwick e Boyd hanno chiamato «collasso dei contesti»: esempi di abbattimento delle barriere fra i diversi contesti relazionali in cui le persone sono inserite all’interno dello stesso ambiente comunicativo, le cui conseguenze, anche da un punto di vista pastorale, devono essere tenute in considerazione da chi gestisce un profilo personale o un account istituzionale. (7)

I diversi tipi di network individua ti nell’analisi dei dati raccolti rimandano, quindi, a diversi tipi di investimento del consacrato o del seminarista nel social network: di semplice importazione di legami offline, di apertura verso la possibile creazione di nuove modalità di svolgimento del proprio compito pastorale, di attivazione di contatti personali che si affiancano a quelli più propriamente connessi al ruolo ricoperto all’interno dell’istituzione ecclesiastica.

I risultati delle ricerche promosse da WeCa hanno contribuito a un’offerta formativa a diversi livelli. Per rispondere alle richieste pervenute all’associazione di spazi di approfondimento, momenti di formazione specifica per preparare religiosi, laici, volontari e operatori di pastorale a un uso proficuo del web, insomma per rispondere all’urgenza e alla necessità di una presenza preparata e consapevole all’interno delle reti sociali, l’associazione WebCattolici ha proposto, prima nel 2014, e poi a inizio 2016, una serie di incontri in diretta web, gratuiti e aperti a tutti, fruibili attraverso Youtube, anche in replica.

Non lezioni o conferenze, ma dialoghi attraverso i quali anche chi è totalmente a digiuno di queste tecnologie può iniziare a imparare, mentre anche chi ne è già avvezzo può riflettere sulla loro valenza pastorale e su quale sia uno stile positivo di abitare gli spazi digitali.

Il ciclo di webinar del 2016 ha riflettuto in particolare su alcune importanti questioni trattate nel messaggio del papa per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali con esperti in materia di educazione, politica, società e pastorale, sullo stile degli incontri de «La rete: come viverla?» trasmessi nel 2014. L’obiettivo è stato quello di capire come, sull’esempio di papa Francesco, sia possibile rendere più autentica ogni nostra comunicazione. (8)

WeCa sta offrendo inoltre il supporto a specifici progetti in collaborazione con altre realtà che operano nel campo dei media, un’attività che l’associazione ha perseguito fin dalla sua costituzione al fine di valorizzare e raccordare iniziative di spessore che spesso rischiano di sovrapporsi e di far sprecare energie e risorse. In particolare, si segnala il supporto a una proposta educativa che mette insieme l’impegno di CREMIT, WeCa, editrice La Scuola e Ufficio comunicazioni sociali CEI. (9)

Da molti anni, parlando di media digitali dal punto di vista dell’accompagnamento educativo e della conoscenza del loro funzionamento e dell’uso sociale, WeCa da riferimento al concetto di cittadinanza digitale. Per promuovere una cittadinanza digitale sono necessarie conoscenze, abilità, competenze, costanza; più sinteticamente, serve promuovere un’educazione digitale capace di formare e interessare bambini e ragazzi, giovani e adulti, siano essi educatori, genitori, animatori. (10)

Si segnala poi una proposta più operativa, basic, ma non meno importante, di un ciclo di tutorial che WeCa sta iniziando a mettere a disposizione online. L’idea è quella di offrire, attraverso brevi pillole, indicazioni specifiche su particolari aspetti della presenza in rete. Il primo tutorial fornisce indicazioni su come far reperire la propria parrocchia tramite i servizi del motore di ricerca più efficace che si trova in rete, ovvero Google.

Infine, in un contesto globale e interconnesso quale è quello attuale, è importante il confronto con altre realtà e altri contesti per capire tendenze e opportunità, superando la tentazione di seguire solo la moda del momento. WeCa ha quindi avviato da tempo un dialogo e collaborazione con The european christian internet conference (www.ecic.mo bi), e ha partecipato recentemente al decimo International conference on media, religion and culture. (11)

  1. WeCa è presente in rete tramite il sito www.weca.it, il blog http://blog.weca.it, la pagina Facebook www.facebook.com/web cattolici. Per informazioni e contatti è possibile scrivere a info@webcattolici.it.
  2. R. MARCHETTI, La Chiesa in internet. La sfida dei media digitali, Carocci, Roma 2015.
  3. ISTAT, Rapporto annuale 2015.
  4. MARCHETTI, La Chiesa in internet. La sfida dei media digitali.
  5. ISTAT, Rapporto annuale 2008.
  6. Cf. M. BAKARDJIEVA, Internet society; the Internet in everyday life, Sage, London 2005; H. CAMPBELL – M. LÖVHEIM, «Introduction. Rethinking the online-offline connection in the study of religion online», in Information, communication & society 14(8), 1083-1096; L. RAINIE – B. WELLMAN, Networked. Il nuovo sistema operativo sociale, Guerini Scientifica, Milano 2012.
  7. A.E MARWICK – D. BOYD, «I tweet honestly, I tweet passionately: Twitter users, context collapse, and the imagined audience», in New Media & Society 13(2010), 96-113.
  8. Tutti i materiali sono disponibili su http://blog.weca.it.
  9. A tal proposito, si visiti www.educazionedigitale.net, contenitore di iniziative educative e formative importanti per chi si confronta con bambini, adolescenti e preadolescenti nel campo dell’educazione.
  10. P.C. RIVOLTELLA, «Consumi mediali e competenza di cittadinanza», in REM, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 2010, 5-8.
  11. I materiali presentati alla conferenza sono disponibili sul sito www.ismrcseoul.com.


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