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Giovani, Intelligenza Artificiale e fragilità: quando il bot diventa un confidente

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3 Febbraio 2026
Giovani, Intelligenza Artificiale e fragilità: quando il bot diventa un confidente
C’è un dato dell’Osservatorio indifesa 2026 che apre interrogativi nuovi e profondi sul modo in cui i giovani abitano il digitale: un ragazzo su due dichiara di essersi rivolto almeno una volta a un bot di Intelligenza Artificiale per chiedere un consiglio. Non per curiosità tecnica, ma per questioni intime: problemi sentimentali, dubbi legati alla salute, bisogno di supporto psicologico. L’IA, sempre più pervasiva nella vita quotidiana, rischia così di trasformarsi in una sorta di consulente emotivo, percepito come immediato, neutro e sempre disponibile. Il 24% dei giovani dichiara di aver chiesto aiuto a un bot per questioni affettive, il 22% per temi di salute, il 21% per un sostegno psicologico. Dati che raccontano non solo la diffusione della tecnologia, ma anche una domanda di ascolto e accompagnamento che spesso fatica a trovare risposte altrove. Accanto a questo, l’Osservatorio segnala come circa un terzo dei ragazzi abbia assistito a chat utilizzate per commentare l’aspetto fisico di altre persone. Le reazioni variano: il 40% ne parla con qualcuno di cui si fida, altri silenziano o abbandonano la conversazione, mentre un significativo 30% segnala i contenuti o ne chiede la rimozione. Anche qui emergono differenze di genere: tra le ragazze prevalgono la condivisione e l’intervento, tra i ragazzi atteggiamenti più orientati al disimpegno o alla normalizzazione. Il tema si intreccia con quello della privacy. La maggioranza dei giovani considera inaccettabile il controllo del telefono, ma il 69% condivide comunque password di dispositivi o social con genitori, amici o partner, soprattutto per ragioni di sicurezza. Un paradosso che racconta un rapporto ambivalente con la fiducia, il controllo e la protezione. «Quando si affronta il tema dell’esposizione alla violenza, emerge con chiarezza come la questione di genere rimanga centrale e urgente a ogni età», osserva Cecilia Pellizzari, direttrice editoriale di Scomodo, richiamando la necessità di interventi capaci di leggere le specificità delle esperienze vissute dai giovani. Nel rapporto tra adolescenti e Intelligenza Artificiale si gioca quindi una sfida educativa decisiva: riconoscere il bisogno di ascolto che porta a rivolgersi a un bot, senza delegare alla tecnologia ciò che resta, prima di tutto, una responsabilità umana e comunitaria. Anche qui, più che demonizzare gli strumenti, diventa essenziale accompagnare i giovani a un uso critico e consapevole, che non sostituisca le relazioni, ma le rafforzi. Fonte: Osservatorio indifesa 2026 – Terre des Hommes / Scomodo. Foto di cottonbro studio
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