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di Andrea Tomasi, da Vita Nova di Pisa, Toscana Oggi
La sfida che ci pongono tecnologia digitale ed intelligenza artificiale «non è tecnologica, ma antropologica». E «la questione che ci sta a cuore non è cosa riesce o riuscirà a fare la macchina, ma cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti così potenti a nostro servizio». Lo ha scritto papa Leone nel suo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali. Un Messaggio che fin dal titolo – «Custodire voci e volti umani» – mette al centro la cura per la persona umana. Sono le voci e i volti che manifestano l’identità personale e rappresentano l’elemento costitutivo della comunicazione e dell’incontro tra le persone. Voci e volti in cui si riflette l’amore di Dio, la sua immagine e somiglianza. Voci e volti che rischiano di essere messi in secondo piano da una concezione antropomorfica dell’I.A., presentata come «persona dell’anno 2025».
Il Messaggio è ricco di osservazioni sui fenomeni connessi alle piattaforme digitali. Offre uno sguardo realistico: «Accogliere con coraggio, determinazione e discernimento le opportunità offerte dalla tecnologia digitale e dall’intelligenza artificiale non vuol dire nascondere a noi stessi i punti critici, le opacità, i rischi».
Il documento esamina l’Intelligenza Artificiale primariamente nell’ambito della comunicazione, ma le considerazioni esposte possono essere estese anche agli altri settori di applicazione dell’I.A. «L’I.A. fornisce supporto e assistenza nella gestione di compiti comunicativi e assume sempre più il controllo della produzione di gran parte dell’industria creativa umana, con il rischio di invadere anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane».
L’analisi puntuale di alcuni aspetti tecnici mette in evidenza il pericolo di una diminuzione, anziché di un accrescimento, delle potenzialità umane, indebolendo la capacità di ascolto e di pensiero critico, ed erodendo le capacità di pensiero, cognitive, emotive e comunicative. I modelli e le modalità di funzionamento dell’I.A., plasmati dalla visione del mondo di chi li costruisce, possono distorcere la realtà e offrire approssimazioni della verità con l’effetto di favorire la disinformazione, accrescere le disuguaglianze ed aumentare la polarizzazione sociale. «Il controllo da parte di pochi sui sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale è in grado di orientare sottilmente i comportamenti, e persino riscrivere la storia umana – compresa la storia della Chiesa – spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto».
Tuttavia il Messaggio si pone in una prospettiva positiva, riecheggiando la riflessione sulla tecnica di Romano Guardini: «La sfida che ci aspetta non sta nel fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla, nell’essere consapevoli del suo carattere ambivalente. Sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane, affinché questi strumenti possano veramente essere da noi integrati come alleati. Questa alleanza è possibile, ma ha bisogno di fondarsi su tre pilastri: responsabilità, cooperazione e educazione». È un compito che coinvolge tutti: aziende produttrici, tecnici, legislatori, media, con un impegno comune.
L’ammonimento: «Nessun settore può affrontare da solo la sfida di guidare l’innovazione digitale e la governance dell’I.A.».
La storia e le qualità personali portano papa Leone ad assumere una particolare missione riguardo all’I.A., ripetutamente oggetto dei suoi interventi. Una sfida solo tecnologica sarebbe racchiusa nella logica dello scontro tra le potenze mondiali per la supremazia sui mercati e il possesso dei materiali e delle tecniche di produzione, alla base di tante tensioni internazionali. Una sfida solo tecnologica potrebbe essere disciplinata da trattati e regolamenti. In tal caso la Chiesa potrebbe limitarsi al richiamo ai principi fondamentali della convivenza civile e dello sviluppo economico rispettoso dei diritti umani. Ma l’I.A. suscita molte altre riflessioni. Soprattutto pone in maniera nuova e coinvolgente la «questione antropologica», a cui la Chiesa apporta il contributo originale del messaggio evangelico. Solo la verità sulla piena realizzazione della persona umana può indirizzare la tecnologia al bene dell’umanità e misurarne gli effetti.
Andrea Tomasi,
docente di Informatica per le discipline umanistiche all’ Università di Pisa e componente del consiglio direttivo di Weca, associazione dei web cattolici
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