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Il Presidente di WeCa Fabio Bolzetta invitato ad aprire il 17esimo Congresso nazionale del Serra international Italia

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29 Giugno 2021
Il Presidente di WeCa Fabio Bolzetta invitato ad aprire il 17esimo Congresso nazionale del Serra international Italia

17esimo Congresso nazionale Serra International Italia

26 giugno 2021

La Comunità ai tempi della pandemia.
L’uomo del terzo millennio si chiede ancora chi sia e cosa sia Dio per lui?

Il tema del 17mo Congresso nazionale del Serra International Italia, cita l’uomo del terzo millennio. Una espressione che mi ha riportato alla memoria la Lettera Apostolica di San Giovanni Paolo II “Tertio Millennio Adveniente”. Il testo, firmato il 10 novembre del 1994, guarda alla preparazione del Giubileo dell’Anno 2000.

Dal 1994 al 2000. Un cammino di anni, che rivolge lo sguardo all’appuntamento che porterà in pellegrinaggio in milioni di persone. Un oceano di giovani abbraccia il pontefice nelle immagini storiche sulla spianata romana di Tor Vergata. Posso dire di essere stato anch’io, lì tra quelle prime file di giovani ai piedi di un padre tra le cascate di vocazioni che hanno irrigato la Chiesa da quell’evento. 

Immaginare, preparare e accompagnare l’appuntamento di milioni di persone. Un impegno oggi impensabile. Nella geografia delle restrizioni e disuguaglianze accentuate dalla pandemia. Nella distanza fisica che, deve essere la sfida di tante realtà associative, non diventi distanza sociale. 

«Nel cristianesimo – si legge nella Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente” – il tempo ha un’importanza fondamentale. Dentro la sua dimensione viene creato il mondo, al suo interno si svolge la storia della salvezza, che ha il suo culmine nella “pienezza del tempo” dell’Incarnazione e il suo traguardo nel ritorno glorioso del Figlio di Dio alla fine dei tempi»

Ma quale “tempo” stiamo vivendo oggi? Il tempo della paura e della distanza o quello del coraggio e della prossimità? Un’altra domanda ci unisce oggi, da ogni parte d’Italia nel Congresso nazionale di oggi: «L’uomo del terzo millennio si chiede ancora chi sia e cosa sia Dio per lui?».

Non possiamo prescindere dalla storia che stiamo vivendo oggi. E che getta luce sui contorni di una umanità segnata e che, forse non può dirsi ancora “rinnovata”. Per voltare davvero pagina, mancano righe da scrivere per riuscire a mettere davvero a fuoco e a verificare se riusciremo a diventare migliori di prima. Un nemico invisibile che all’improvviso ha cominciato a diffondere dolore e impotenza. A sgretolare ogni convinzione di potere. Riuscendo anche, nei corridoi più ripidi delle difficoltà, a far emergere testimonianze esemplari di solidarietà, umanità, coraggio e…fede. Tra le vertigini provocate dalle immagini dei camion dell’esercito in fila per portare le bare delle vittime, le foto di infermieri e medici stremati, le testimonianze di amici e conoscenti o le immagini dalle zone più povere del mondo ai margini della sopravvivenza. Di fronte a tutto questo, probabilmente più di una persona si è chiesta “chi sia e cosa sia Dio per lui”.  

Nella penombra del 27 marzo 2020 Papa Francesco, nella solitudine fisica di piazza san Pietro, ha rischiarato di speranza il buio di quei giorni. Consegnando il messaggio che “nessuno si salva da solo”. «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Nel momento straordinario preghiera per la fine della pandemia, per Papa Francesco siamo chiamati «a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri».

Un impegno per ogni cristiano e che, nelle proprie realtà parrocchiali, comunitarie e associative, sentiamo di dover far nostro. La pandemia ci ha imposto anzitutto un limite all’incontro, all’apertura verso l’altro, portandoci a vedere nell’altro non una risorsa ma un pericolo. Prima ancora dell’arrivo dei vaccini, i dispositivi e le norme di sicurezza anti contagio hanno permesso di cominciare a riavvicinarci. Ma sono state le tecnologie a consentirci di incontrarci – come stiamo facendo oggi da tutta Italia. Le piattaforme digitale, ben presenti da prima dell’epidemia, abbiamo imparato a conoscerle. In alcuni casi, a seconda delle richieste e contesti, quasi a collezionare app e programmi per dirette e riunioni on line. Alla fine, avendole quasi tutte a disposizioni, non potevamo mancare all’appello. Poi magari dimenticavamo le password, ma tutto risolvibile. Sorrisi a parte, per stemperare, come comunità la prova vissuta durante i lockdown, le tecnologie ci hanno consentito di trasformare la nostra casa in scuola, ufficio, università, sala riunioni e anche in una chiesa domestica. 

Anche noi, come altre realtà, abbiamo continuato, senza mai mancare sin dal primo lockdown, all’appuntamento che, da tre anni, ogni settimana impegna l’Associazione dei WebCattolici Italiani nel produrre video tutorial su Chiesa e internet. Uno spazio di riflessione e confronto su come le nuove tecnologie siano riuscite, riscoprendo la loro originaria vocazione di ‘servizio’, ad accompagnare e sostenere le comunità durante l’isolamento imposto dalle misure di contenimento della pandemia da Covid-19. Non solo permettendo ponti di comunicazione ma anche di relazione, grazie alla creatività di figure di sacerdoti, insegnanti ed esperti interpellati. A partire dal racconto di esperienze concrete del territorio: da Bergamo a Piacenza e Brescia, da Genova a Ustica e Roma. Dal ‘Decalogo per la salute social(e) ai tempi del Coronavirus’ alla guida per la didattica a distanza. Dalle catechesi da condividere in famiglia, grazie al cinema on the demand, all’esperienza del giovane prete youtuber con milioni di follower don Alberto Ravagnani all’esperienza di una comunità religiosa durante il lockdown. Dai consigli per districarsi sulla scelta dei migliori programmi di videoconferenza alla guida per trasmettere celebrazioni e dirette in streaming. Sino alla riflessione sulla vicinanza di Papa Francesco attraverso i nuovi media. E, ancora, il filo della memoria, tra le comunità più colpite, l’esperienza del percorso per accompagnare chi ha perso un familiare, la Diocesi del Papa durante la pandemia e la testimonianza di un vescovo tra i contagiati. Dal 2003 WeCa è impegnata nelle tecnologie a servizio della pastorale e ora è presente con i suoi tutorial anche in formato audio per essere ascoltati sulle più diffuse e note piattaforme come Spotify e sui dispositivi compatibili con Amazon Alexa grazie allo sviluppo, interno all’associazione, di una app

Possiamo affermare più in generale che il digitale non ha sostituito ma ha sostenuto. 

Il digitale dunque che avvolge la vita dell’uomo di questo millennio è anche lo spazio che ha saputo accogliere importanti spazi di fede. Esperienze partite dal basso ma diventati modelli esemplari e replicabili. Il web, abitato da miliardi di uomini e donne del nostro millennio, è diventato anche lo spazio abitato dai santi dei giorni. 

Mi riferisco alla figura di Carlo Acutis, proclamato Beato. «La sua frase “tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie” finisce con l’aggiornare la grammatica dei pensieri sulla santità a cui siamo stati abituati sino ad oggi. La passione per il computer, il calcio e i videogiochi, l’impegno nel volontariato e, in sottofondo, gli esercizi al sassofono. Passo dopo passo, con le sue sneakers ai piedi, ha percorso una vita di fede ricercata, testimoniata nell’Eucarestia quotidiana, e vissuta sino al suo ultimo respiro, reciso da una leucemia fulminante.

Le orme delle sue scarpe da ginnastica si sono incontrate con i sandali di Francesco, nella sua Assisi» dove, in rappresentanza dei WebCattolici, «siamo stati invitati a partecipare alla Cerimonia di Beatificazione del primo beato nella storia della Chiesa ad aver creato un sito internet (che è ancora on line www.miracolieucaristici.org). Lo ha dedicato a quei miracoli che, sulla terra, irrompono nella vita dell’uomo e per i quali lui stesso, dal cielo, ha finito per intercedere.  Incamminato sino alla vetta della sua vita terrena ha offerto tutte le sofferenze della malattia al Signore, al Papa e alla Chiesa. Esperto di programmi informatici nella filigrana del web ha riconosciuto un «veicolo di evangelizzazione e di catechesi».

Alle nuove generazioni in corsa per costruire il futuro e fermati dal tempo sospeso pandemia, va il pensiero di futuri uomini e donne nel terzo millennio. 

Il simbolo dell’artista sul logo del Congresso internazionale di oggi, riprende nella cornice di una azione di movimento, una immagine di solitudine soltanto apparente. 

Una recente indagine condotta dall’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica di Milano su 600 bambini dai 5 agli 11 anni disegna una nuova rappresentazione dal buio del Covid. Ha registrato infatti come i ragazzi si dimostrino ottimisti, inclusivi, curiosi. Nella pandemia hanno saputo sfruttare le tecnologie mantenendo vivi i legami familiari. Dimostrando che è possibile adottare le potenzialità dello sviluppo digitale dentro contesti relazionali affettivamente caldi e densi. Piegando a fini relazionali tali strumenti piuttosto che farsene strumentalizzare. Restando noi al loro fianco per accompagnarli alla riconquista di un tempo, che ha lasciato l’impronta di ferite ma anche di possibili insegnamenti. Un tempo non perduto ma, pur sempre, da tutti noi vissuto. 

Fabio Bolzetta

Presidente Associazione WebCattolici Italiani (WECA)


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