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Leone XIV ai prefetti: «Governare l’IA nella pubblica amministrazione a beneficio di tutti, senza requisizioni elitarie»

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16 Febbraio 2026
Leone XIV ai prefetti: «Governare l’IA nella pubblica amministrazione a beneficio di tutti, senza requisizioni elitarie»

Un servizio allo Stato che diventa «cura» del prossimo, specialmente in un’epoca segnata da tensioni internazionali e rapide trasformazioni tecnologiche. È il cuore del discorso rivolto lunedì 16 febbraio 2026 da papa Leone XIV ai Prefetti della Repubblica Italiana, ricevuti in udienza nella Sala Clementina.

Il Pontefice ha richiamato le radici storiche e spirituali della funzione prefettizia, evocando la figura di Sant’Ambrogio per sottolineare come l’autorità civile non debba mai scadere in «bramosia di dominio», ma restare sempre esercizio di «dovere di cura» e «bontà di provvedere», citando Sant’Agostino. Vigilare sulla concordia sociale, ha ricordato il Papa, significa innanzitutto garantire che «i poveri trovino più agevolmente accoglienza», che gli anziani siano tranquilli e che le fasce più deboli della popolazione non siano lasciate ai margini.

Ma lo sguardo di Leone XIV si è posato con decisione sulle frontiere del presente, in particolare sull’ingresso massiccio dell’innovazione digitale nella gestione della cosa pubblica. In un passaggio centrale del suo intervento, il Santo Padre ha ammonito i rappresentanti dello Stato sul rischio di una tecnocrazia escludente, richiamando alla responsabilità morale chi gestisce la macchina statale.

«Lo spessore etico del vostro servizio contraddistingue inoltre le sfide portate dalle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, oggi applicate anche nella pubblica amministrazione», ha affermato il papa. La preoccupazione è che l’efficienza non travolga l’equità e che il divario digitale non crei nuove caste: «Questi strumenti vanno attentamente governati non solo a tutela dei dati personali, ma a beneficio di tutti, senza requisizioni elitarie».

L’Intelligenza Artificiale, dunque, non deve diventare uno strumento di potere per pochi o un meccanismo burocratico opaco, ma una risorsa per il bene comune, da maneggiare con quella «coscienza integra» che il papa ha indicato come bussola imprescindibile per ogni servitore dello Stato, chiamato a collaborare con la Chiesa per la crescita sociale dell’Italia.

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