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Una comunicazione seria e pacata serve a costruire una società buona

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13 Ottobre 2021
Una comunicazione seria e pacata serve a costruire una società buona

Dialogo rispettoso di ogni persona

Il lockdown, la vaccinazione, il green pass: nei social si scontrano con toni aspri falangi di favorevoli e contrari, più spesso ricorrendo allo scontro che ad argomentazioni pacate e convincenti. Come mai? È colpa della rete, degli argomenti trattati, delle inclinazioni personali? Ed è possibile una comunicazione diversa? Alcuni aspetti sono propri della comunicazione social e delle attitudini relazionali personali.

Quando si pubblicano in rete, visibili a tutti, le proprie opinioni su temi “sensibili”, sia di carattere politico, che morale, che religioso, c’è sempre qualcuno che interviene con commenti “forti”. Sono spesso persone che cercano nello scontro verbale l’affermazione di sé, la compensazione alle proprie frustrazioni. Si tratta dello stesso meccanismo psicologico che sta alla base delle sfide a duello, o delle risse tra bande. I social tendono a favorire tale comunicazione deformata, in cui il tema della contesa svanisce e rimane solo il “guscio” comunicativo. Anche la comunicazione scientifica, che dovrebbe elevarsi sopra le opinioni soggettive, non riesce a sfuggire alla logica della rete: in parte perché anche il dibattito tra gli esperti avviene sui media e i contrasti di opinioni sono sotto gli occhi di tutti, ma molto più perché i frequentatori dei social cercano nel parere degli esperti la conferma delle proprie opinioni. Nella rete, in tal modo, ogni opinione vale quella di chiunque altro. E la “cultura della rete” è diventata ormai la cultura diffusa. Per contrastare gli haters occorre mettere in circolo “buona comunicazione”: autorevole, completa, aggiornata, trasparente. Nel caso specifico della pandemia, si intrecciano diversi aspetti di grande rilievo: la salute pubblica, la sicurezza sociale, i diritti personali, l’impatto sull’economia. Sta ai livelli istituzionali intervenire tenendo conto di tutti i fattori, mobilitando la corresponsabilità della politica e dei cittadini.

Nella prima fase, nella primavera dell’anno scorso, ciò è avvenuto. Senza entrare nel merito dei provvedimenti, occorre notare che, a livello internazionale, la comunicazione istituzionale nel 2020 ha però commesso alcuni errori: ha presentato come risolutive le misure adottate, creando aspettative che, una volta deluse, hanno minato l’autorevolezza dei decisori. Ma soprattutto hanno descritto l’impegno contro la pandemia come una guerra, ponendo le premesse per una divisione manichea tra “patrioti” e “traditori”. Gli haters semplificano i problemi, scelgono un tema particolare e ne fanno una bandiera da sventolare in battaglia. Però chi ha a cuore il bene comune non può fare lo stesso gioco di tifoserie contrapposte, ma deve operare, e comunicare, per la pace sociale.

Andrea Tomasi

 

 

Leggi la pagina WeCa su Avvenire-Lazio Sette di domenica 26 settembre 2021

 

 

Foto di cottonbro da Pexels


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