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Una dieta «mediale» equilibrata, salva dalle troppe informazioni

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12 Luglio 2021
Una dieta «mediale» equilibrata, salva dalle troppe informazioni

L’informazione oggi è costruita, letta, scritta e vissuta in forme molto fluide, pensiamo alla velocità con cui commenti, annunci e notizie di diversa natura circolano sui social, alla modalità di passaggio “virale” degli stessi post tra le pagine e i profili di ciascuno di noi, in un panorama della comunicazione segnato da “autorialità” e “disintermediazione”.

Due aspetti importanti su cui ci soffermiamo. Siamo autori, “prosumer”, “consumattori”, “spettautori”: un nuovo ruolo che è legato al superamento della necessità di una mediazione per andare online (come ci ricorda il motto “broadcast yourself” di YouTube, ma anche le pagine dei blog, i commenti sui social, i post su Instagram). La produzione di contenuti, messaggi, notizie e post porta a ciò che viene definito “infobesity” – obesità da informazioni.

Si tratta di una condizione nella quale assumiamo continuamente informazioni: la metafora alimentare ci riporta alla tesi di Menduni e al lavoro svolto negli anni ’90 dello scorso secolo a partire dalla costruzione di una dieta mediale (la dieta di Abbadia), senza essere capaci di distinguere ciò che è vale la pena leggere, ciò che è dannoso, ciò che è poco utile e aggiunge un dispendio di energie cognitive ed emotive eccessivo.

La disintermediazione (Missika, 2006), secondo termine in gioco, prevede la pubblicazione di contenuti, ancora una volta in maniera veloce, senza dover seguire i percorsi ufficiali tipici del circuito delle professioni della comunicazione e dell’informazione (televisione, radio, quotidiani).

La disintermediazione, dunque, implica un maggiore accesso, ma rischia di generare confusione (Rivoltella, 2015), elementi da considerare pensando alla costruzione di un profilo di competenza sensato. Queste prime considerazioni ci aiutano a mettere in forma il senso dell’educazione alla cittadinanza (digitale) e al fatto che non si tratta di una cornice teorica, ma di un aspetto concreto: digitale è tra parentesi per il semplice fatto che non esiste una cittadinanza non digitale o fuori dal digitale. Pensando all’attualità, dunque, diventa interessante riflettere sul legame forte tra informazione, analisi critica e responsabilità (tematiche chiave della Media Education), soprattutto in un contesto emergenziale segnato da disorientamento e da una grande abbondanza di input.

Siamo chiamati a essere prudenti, critici e responsabili nel condividere e nel produrre contenuti, da buoni cittadini (digitali).

Alessandra Carenzio


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