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Storie da raccontare

Anna, Guido e una famiglia speciale

Storie da raccontare

15 Febbraio 2019
Anna, Guido e una famiglia speciale

La prima storia da raccontare è quella di Guido e della sua famiglia. Non bisogna essere necessariamente genitori per leggere la trama e trovare senso, per immedesimarsi o per capire: basta essere persone.

Guido è un papà di Padova, anzi è il papà di tre figlie (Marta, Francesca e Anna). E tra queste, appunto, c’è Anna, una splendida bambina con la sindrome di Down che oggi ha cinque anni e che si dimostra una vera e propria sfida (come tutti i bambini) fin dalle prime ecografie. La sindrome di Down non ha fermato Guido, Anna e tutta la famiglia, portandoci in una dimensione di grande consapevolezza e di simpatia (del sentire-insieme). Quando il medico raggiunge i genitori con questa notizia, la prima cosa che Daniela  – la mamma di Anna, Marta e Francesca – chiede è quanto di più naturale al mondo in quella circostanza: ma è un maschio o una femmina?

Da queste prime battute nasce la storia che qui raccontiamo e che Guido – oltre ad essere un papà è anche un attore – ha provato a condividere attraverso tre canali importanti. E su questo spendiamo qualche battuta, perché ci riporta al significato del “nostro “raccontare.

Il primo canale è un libro, Anna che sorride alla pioggia (Sperling&Kupfer), che racconta la storia di Anna e di tutta la famiglia Marangoni e che ha vinto il “premio selezione Bancarella 2018”, oltre ad aver raggiunto un pubblico vasto nelle oltre 200 presentazioni in tutta la Penisola.

Nulla di strano per chi legge questa rubrica: raccontare (e il libro è il formato di racconto più longevo, dopo l’oralità primaria) è un’occasione di comprensione, di analisi, di riflessione e di condivisione. Non significa chiedere agli altri di fare lo stesso, ma certamente Guido ci racconta della quotidianità fatta di gioie, immense, e di altrettante fatiche, che sono anche negli occhi di alcune delle persone che incontrano Anna. «La fragilità non è potente, ma la possibilità che abbiamo di raccontarla, quella è una potenzialità molto grande che apre canali incredibili e che fa in modo di incontrare le persone» (intervista a Guido Marangoni, rimandiamo all’articolo: https://goo.gl/LruzzF).

 

Il secondo canale è uno spettacolo, che di recente ha calcato il palco di Zelig – noto e storico locale milanese dedicato alla comicità – che si intitola Siamo fatti di-versi, perché siamo poesia e che ha maturato già 60 repliche in molti teatri Italiani. Uno spettacolo comico, tratto dal libro, che unisce musica dal vivo, immagini e parole per raccontare la sindrome di Down, ma soprattutto per illuminare le fragilità di tutti (la logica è interessante, siamo tutti portatori di una qualche differenza, siamo tutti portatori di una disabilità, come ben sottolinea lo stesso autore in occasione del convegno Buone notizie. Riflessioni e testimonianze sulla disabilità tra relazioni educative, narrazioni web e famiglia organizzato in Università Cattolica di Piacenza durante la Giornata internazionale delle persone con disabilità (3 dicembre). Un punto di vista leggero, ma non superficiale, che ci aiuta a capire di più noi stessi, gli altri, il nostro modo di vedere e vederci. Così dice Guido, nel corso dell’intervista rilasciata durante il convegno piacentino: «oggi in realtà è la giornata mondiale di tutti, perché tutti noi abbiamo livelli più o meno evidenti di disabilità: ci hanno sempre insegnato a tenere nascoste le nostre fragilità, perché non sono potenti; ma potente è il fatto di poterle condividere e raccontare».

Fino a qui tutto bene: un libro, uno spettacolo teatrale come forma di “rimediazione” ovvero di traduzione di un tema in un altro “mezzo” espressivo o dispositivo mediale. Ma è sul terzo canale che vogliamo discutere, anche alla luce dell’impegno che Weca ha sempre profuso nella direzione di un uso consapevole e responsabile del digitale, che qui è davvero strumento di racconto potente e dinamico.

 

Il terzo canale, infatti, è una pagina Facebook nella quale Guido (e soprattutto Anna) ci fanno entrare con garbo e molta ironia nel mondo della famiglia Marangoni per dirci che tutto è possibile, che Anna – prima di tutto – è una bambina.

Buone notizie secondo Anna è il nome della Pagina Facebook («il social è un contenitore carico di informazioni, spesso bilanciato verso la parte tecnica, ma non delle storie», ci racconta Guido, e aggiunge «i social sono uno strumento potentissimo, e con intelligenza e ironia si può efficacemente utilizzare per veicolare dei messaggi positivi») ideata e curata quotidianamente.

Anna è la protagonista assoluta della pagina: accetta e gestisce gli incontri richiesti al padre per presentare il libro, aiuta Guido nelle scelte, si fa portavoce di piccoli e grandi cambiamenti e messaggi di responsabilità (“vuoi il mio posto? Prendi anche la mia disabilità”), racconta le tappe della propria vita (la visita per l’assegnazione del sostegno, la necessità di uno sguardo diverso), ma anche interviste e battute comiche – ovviamente – che nascondono una richiesta di “fermare” il mondo e pensare meglio a dove e chi siamo.  

Alla base di queste forme espressive c’è, lo abbiamo visto, una forte esigenza: quella di raccontare una storia, fatta di impegni sportivi, amici e passioni, di viaggi e scoperte, di messaggi grandi. «La nostra paura non sparirà, ma se ci raccontiamo a vicenda ne avremo certamente di meno, anzi ci sentiremo incoraggiati. Condividere le proprie fragilità rimane senza dubbio la nostra parte più forte».

Ho incontrato Guido il 3 dicembre del 2018, perché ero tra gli organizzatori del convegno citato nell’articolo (insieme alle colleghe e amiche Marisa Musaio ed Elena Zanfroni) e quell’incontro ha cambiato davvero il mio sguardo.

Anna è la buona notizia e questo è il senso del racconto.



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