Tutorial

Che cos’è il fenomeno Tik Tok?

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4 Dicembre 2019
Che cos’è il fenomeno Tik Tok?

Il panorama del web è in continua evoluzione. Non solo i colossi come Facebook o Google cambiano continuamente, ma nuovi servizi, nuovi siti e nuove app in pochi mesi emergono, si affermano, distruggono la concorrenza e diventano protagonisti del panorama mediatico.

Il fenomeno di questi mesi si chiama Tik Tok, ed è un nuovo social network accessibile esclusivamente per i cellulari basato su video e musica. Il social, sviluppato dalla cinese ByteDance nel 2016, nel 2018 ha inglobato un social simile Musical.ly e da allora è in rampa di lancio in tutto il mondo, raggiungendo oltre il miliardo di utenti, 80 milioni solo negli Stati Uniti.

Nel tutorial di oggi cercheremo di comprendere questo fenomeno che interessa soprattutto i giovani e i giovanissimi, anche negli aspetti che possono far scaturire più di una preoccupazione.

1 – Tik Tok è un social vietato ai maggiori

Se vi ricordate i mondiali del 2006, allora Tik Tok non fa per voi.

Tik Tok è un social costruito appositamente per essere abitato dagli adolescenti, dai ragazzini delle scuole medie e dei primi anni del liceo. Chi ha più di vent’anni, anche chi è molto avvezzo ai social media come Facebook e Instagram, una volta scaricata l’app di Tik Tok non può non trovarsi un po’ frastornato.

Il ritmo è frenetico: video velocissimi con protagonisti ragazzini e ragazzine intenti in balletti, canti in playback, scherzi e acrobazie si rincorrono l’uno con l’altro, tra effetti speciali e musiche trap e rap.

I più anziani riescono a fare un po’ d’ordine tuffandosi nel filone tematico di qualche hashtag o rintracciando qualche personaggio famoso, ma si sentirà sempre un pesce fuor d’acqua.

In un tutorial precedente vi abbiamo raccontato come negli ultimi anni i giovani abbiano abbandonato Facebook per trasferirsi su Instagram. Bene. Adesso, secondo le stime degli analisti, sono i giovanissimi a lasciare Instagram per sbarcare su Tik Tok, creando nei fatti una separazione degli utenti di fasce d’età diverse in social diversi.

Non è un caso, infatti, che l’avversario principale di Instagram – di proprietà di Mark Zuckerberg – sia proprio Tik Tok.

2 – Tik Tok è un social in cui si pubblicano video

Tik Tok permette la pubblicazione di video lunghi un minuto al massimo, anche se gran parte di questi filmati non dura più di 15 secondi.

Non è il primo social basato sui video. Youtube è in tutto e per tutto un social network ed è fatto di video. Qualche anno fa si era diffuso Vine, poi scomparso per colpa delle “stories” di Instagram.

Ma Tik Tok estremizza il concetto di “video da social”, rigorosamente in verticale per lo schermo di smartphone, con effettini speciali, filtri fotografici ma soprattutto musica, tanta tanta musica. La maggior parte dei video di Tik Tok, infatti, è composto di balletti o canti in playback e in sottofondo l’hit del momento. Anzi, si può dire come sia la musica l’elemento che ha decretato il successo di Tik Tok.

3 – Tik Tok è un social che riscrive le regole dei social

Anche su Tik Tok ci sono i meccanismi tipici dei social network: la possibilità di seguire gli utenti, gli hashtag per classificare gli argomenti, il tasto “Mi piace” e lo spazio riservato ai commenti. Le affinità, però, finiscono qui.

In primis, a differenza di altri social, non c’è alcun filtro di privacy. Quello che si pubblica può essere visto da tutti. Inoltre, il testo scritto, che già con Instagram aveva poco senso, qui si riduce fino quasi a sparire.

E poi, come scriveva Linkiesta, su Tik Tok non c’è spazio per l’attualità e per la politica, ma “Si crea, si gioca, si passa il tempo. Non si dice la propria, non si dibatte, non si litiga, non si trolla, non ci si vende”. Anche il New York Times ha evidenziato come Tik Tok stia “riscrivendo il mondo”, creando uno spazio molto diverso, ma non per questo meno pericoloso di altri social. Come ricordava su Avvenire l’amico di WeCa Gigio Rancilio, “i contenuti seri sono rari come l’acqua nel deserto. Mentre giornali, giornalisti e adulti si ingegnano per portare negli altri social contenuti di valore, riflessioni e notizie o litigano sulla politica, i ragazzi sono già da un’altra parte”.

4 – Il motore di Tik Tok è la sfida: le challenge

L’elemento che separa di più Tik Tok dagli altri social è quello delle challenge, le sfide, il vero motore di questa app cinese. Nei video si offre la possibilità di “sfidare” altri utenti a fare qualcosa e pubblicare il video, rendendo così le sfide virali grazie all’hashtag di riferimento. Tra le challenge troviamo esempi virtuosi come #Theclimate, sfida che ha raggiunto quasi mezzo miliardo di visualizzazioni mostrando video di persone che compivano azioni virtuose sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici. Ci sono anche sfide inoffensive come balletti o esibizioni di talento, ma arriviamo anche a fenomeni preoccupanti come l’invito a spogliarsi sotto l’occhio dello smartphone, a fare balletti ammiccanti o a tingersi gli occhi con sostanze pericolose.

Sempre citando un articolo di Gigio Rancilio, Tik Tok dovrebbe farci riflettere “sul suo continuo invito alla competizione, con i più fragili che rischiano di finire stritolati da quello che solo in apparenza è un gioco”.

5 – Tik Tok è un social cinese

Nelle scorse settimane Tik Tok è stato più volte sotto i riflettori delle autorità americane, preoccupate dall’utilizzo che l’azienda – e di conseguenza anche il governo – cinese potrà fare dei dati raccolti attraverso l’app, dati che riguardano espressamente giovani e giovanissimi. Sulle policy di Tik Tok pesano in effetti grandi dubbi, considerando gli standard diversi tra Occidente e Cina su temi quali la privacy o la libertà di espressione su temi controversi quali le proteste in Hong Kong.

Eppure, sembra che Tik Tok voglia anticipare eventuali difficoltà aprendo un dialogo con le autorità statunitensi ed europee.

In conclusione: Tik Tok è un social che va monitorato per lo meno perché viene utilizzato da tantissimi giovani. Per il momento non si vedono all’orizzonte esperienze di impiego nel campo pastorale o educativo, ma non è la prima volta che linguaggi percepiti come nuovi e distanti abbiano pian piano fatto breccia dove non si pensava fosse possibile. Staremo a vedere.

Testi: Andrea Canton



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