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Reale e virtuale. I computer stanno cambiando la nostra umanità?

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20 Febbraio 2019
Reale e virtuale. I computer stanno cambiando la nostra umanità?

Virtuale e reale. Verso un mutamento antropologico?

Immaginate qualcuno che dal passato – facciamo dagli anni ’70 – si svegli improvvisamente nel nostro presente. Che mondo si troverà di fronte? Probabilmente sarebbe enormemente stupito di fronte a quanto sia cambiato il nostro mondo e quanto siamo cambiati noi.

Non ci facciamo più caso, ma poter parlare in tempo reale in videoconferenza con qualcuno dall’altra parte del mondo, accedere in un secondo alle più sterminate biblioteche o vedere qualsiasi filmato del nostro passato grazie a un piccolo dispositivo come il cellulare lo sconvolgerebbe.

È cambiato tantissimo. Ma questo sta cambiando anche la nostra umanità?

È vero: le conquiste tecnologiche della rete e della bioelettronica stanno producendo cambiamenti sociali ed economici di portata epocale. La tecnologia imprime un impulso all’evoluzione della cultura, ma questo mutamento investe anche la concezione stessa della persona umana. Non si tratta di immaginare che le macchine possano diventare simili all’uomo, ma che la cultura tenda a ridurre l’uomo a corporeità meccanica o a immaterialità comunicativa, comprimendo la sua interiorità e modificando la sua percezione del mondo e di se stesso.

Il confronto tra “reale” e “virtuale” è al centro di questo mutamento epocale, con effetti sulla vita dell’uomo e sui rapporti sociali.

Ecco quattro domande per aiutarci a fare chiarezza…

Cosa è reale, cosa è virtuale?

Cosa pensiamo, quando diciamo reale, o virtuale? Le cose materiali sono reali o immaginarie? E le idee, le cose astratte? Sono virtuali o diventano reali se riusciamo a comprenderle? La realtà appartiene all’oggi, e il futuro è virtuale, o ci sono cose che non dipendono dallo scorrere del tempo?

Sono domande filosofiche che sembrano superate dall’attuale cultura comune, indotta dalla scienza e da una visione materialista diffusa, che non riconosce oggettività ai concetti astratti e ai sentimenti, relegati nella sfera più intima.

Oggi si intende il mondo reale come tutto ciò che è concreto, effettivo, sensibile, mentre si considera virtuale ciò che è possibile, potenziale, immaginario. Ciò che è reale e ciò che è virtuale si distingue in base alla percezione che ne abbiamo, non per una proprietà intrinseca delle cose.

L’informatica e le tecnologie di rete hanno cambiato il significato di “reale” e “virtuale” perché hanno cambiato il modo di conoscere le cose e le relazioni tra le persone. La tecnologia interviene sulla realtà e la modifica, portando ciò che è virtuale a diventare reale. Nel mondo della rete reale e virtuale tendono a coincidere, le relazioni sono “a distanza” ma allo stesso tempo “in prossimità”, con conseguenze che meritano di essere approfondite.

Cosa significano virtuale e reale nel mondo del computer?

Gli informatici sanno che il funzionamento del computer si basa su un modello matematico astratto, studiato dal matematico Turing e che possiamo definire così: il computer è una macchina che esegue programmi, che non sono altro che una particolare rappresentazione di procedimenti di calcolo chiamati algoritmi. Una singola macchina fisica, reale, concreta, può eseguire infiniti algoritmi, così come un’automobile può percorrere infinite strade. Il computer, nel momento in cui esegue uno specifico programma, può essere considerato una macchina specializzata: una “macchina virtuale” che corrisponde al programma eseguito dal computer fisico. Il computer concreto lo possiamo toccare, vedere, percepire con i sensi, mentre di quello virtuale constatiamo gli effetti: quando introduciamo dei dati, otteniamo dei risultati. “Virtuale” è quindi un termine che definisce un comportamento effettivo, reale, ottenuto attraverso qualcosa di cui non abbiamo percezione diretta.

La molteplicità di funzioni che il computer può svolgere e la sua struttura fatta di circuiti miniaturizzati ha fatto sì che lo si ritenesse dotato di “intelligenza”: una intelligenza operativa, predeterminata, non certo una capacità di pensiero né la consapevolezza di sé, come sottolinea ripetutamente Federico Faggin, “inventore” dei microprocessori ed esperto di reti neurali.

Che significato assumono virtuale e reale nelle reti di computer?

La connessione tra due computer in rete è tecnicamente una connessione “virtuale”. Noi la vediamo come una linea diretta, in realtà è ottenuta attraverso numerosi tratti di collegamento fisico distinti. Ma l’intera rete internet è ormai un ambiente “virtuale” composto di computer, di connessioni e di persone che operano attraverso le comunicazioni in rete.

Nella rete tutto è reale, solo la presenza, il contatto fisico sono “virtualizzati”: esistono concretamente, ma sono mediati dallo schermo e dalla rete. Nella cultura della rete il termine virtuale, inteso come “digitale”, “codificato”, “connesso a distanza”, viene progressivamente a coincidere con “reale” e si tende a identificare come tale tutto ciò che avviene o circola on-line.

Poiché la rete collega dispositivi di controllo sempre più piccoli e inglobati in macchine di vario tipo (dagli elettrodomestici ai sistemi automatici che pilotano le funzioni più disparate), è sempre più frequente considerare “intelligente” la rete stessa, come se fosse un unico organismo. Ma non lo è.

Come cambierà la persona umana tra reale e virtuale?

Nel mondo della tecnologia l’uomo estende le sue capacità attraverso il computer, la robotica e le reti: ricordare, conoscere, apprendere, decidere sono attività umane che trovano supporto nei mezzi tecnologici. Il corpo stesso dell’uomo può essere “integrato” con componenti meccanici ed elettronici. L’uomo “tecnologico” potrebbe affidarsi alle capacità delle macchine, fino a delegare le proprie attitudini ad algoritmi e componenti elettronici.

Quale sarà il futuro è oggetto di riflessione, sintetizzata dalla domanda di Nicolas Carr “Internet ci rende stupidi?”, a cui replica Derrick De Kerchove “La rete ci renderà stupidi?”. Il primo ritiene che la rete induca un apprendimento superficiale, limiti la capacità di attenzione, non stimoli il senso critico e ci renda conformisti ed omologati. Il secondo riconosce gli effetti della  rete sul nostro modo di pensare, di conoscere e di ragionare, ma sostiene che, nonostante gli aspetti problematici, le potenzialità positive della rete liberano risorse mentali che le persone possono usare in maniera più creativa, fino ad ipotizzare il prossimo avvento di un nuovo Rinascimento.

Il dibattito è aperto, e tocca esigenze e tentazioni radicate profondamente nello spirito umano, quelle cioè di riuscire a raggiungere, attraverso la tecnologia, l’onnipotenza, l’onniscienza, il successo, il potere, l’immortalità.

Per tutti questi aspetti pensare all’uomo del futuro, che sarà tecnologico, vuol dire affrontare problemi etici fondamentali, e interrogarsi sulla natura della persona umana.

Testo: Andrea Tomasi



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