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Tutorial Stagione 4

Liturgia post-pandemia. Vivere la familiarità

Tutorial Stagione 4

20 Ottobre 2021
Liturgia post-pandemia. Vivere la familiarità

Oggi vi proponiamo una riflessione sulla “liturgia post pandemia”. Ovvero: Vivere la familiarità.

Durante il tempo della pandemia, l’impossibilità di potersi riunire per celebrare l’Eucaristia ha prodotto un moltiplicarsi di celebrazioni cosiddette “virtuali”: Messe in streaming, in televisione o radio, momenti di preghiera on-line, ecc. Tutto questo, nella speranza di mantenere vivo un legame con la comunità parrocchiale, accompagnare il tempo della sofferenza, alimentare la preghiera. Tuttavia ora, finito il tempo dell’emergenza sanitaria, ci domandiamo: è bene continuare a promuovere queste forme alternative, oppure c’è qualcosa di irrinunciabile nella forma partecipativa in presenza? E perché, terminato il tempo dell’emergenza sanitaria, molti cristiani faticano a tornare a una forma partecipativa comunitaria?

La risposta è complessa e necessita di una seria riflessione a cui il cammino sinodale, da poco avviato nelle Chiese in Italia, sarà di aiuto. Ma un dato appare chiaro: non ci siamo mai presi davvero cura del “corpo ecclesiale”, di quell’assemblea, cioè, che domenica dopo domenica si incontra per celebrare comunitariamente il giorno del Signore. La liturgia, infatti, è per sua natura contagiosa, cioè intrinsecamente relazionale: vive e si alimenta di un coinvolgimento dei corpi, sensi, gesti, oggetti, spazi e tempi. Un luogo in cui ritrovarsi, sguardi che si incrociano, voci che si uniscono nel canto e nella preghiera, pasto che si consuma insieme! Poiché un’assemblea liturgica è qualcosa di più della mera somma dei singoli: è un grande noi accomunato da una stessa fede che, pur nella piccolezza e povertà, è segno misterioso in cui si rivela la presenza del Signore Gesù. È infatti nell’assemblea liturgica, popolo santo, ma composto di peccatori, che ogni cristiano incontra il Signore nella concretezza dei volti delle persone che la costituiscono, nella loro varietà e diversità (classe sociale, sesso, età, professione). Per questo, il primo gesto della Chiesa è il raduno in uno stesso luogo, nel medesimo tempo, per accogliere il dono di una presenza viva, efficace, che si manifesta e realizza attraverso le parole e i gesti del rito.

In questo nostro tempo, è necessario non tanto lamentarsi per chi non c’è, ma tornare a prenderci cura del corpo ecclesiale, un corpo anch’esso ferito, infiacchito, smarrito, bisognoso di cura e di attenzione. Infatti, domandiamoci: come ci siamo riavvicinati gli uni gli altri al termine del confinamento? Come ci siamo ricordati di chi era assente, malato, escluso o spaventato? Tornare a celebrare insieme, infatti, non è tanto un dovere, ma prima di tutto “un piacere”: la gioia dell’incontro con i fratelli e il Signore Gesù! Occorre ricordarci, come ci ha ricordato papa Francesco nella sua omelia a santa Marta, che c’è una cura per guarire da questa deriva che consiste nel  coltivare la familiarità tra di noi e con il Signore Gesù. Assumere cioè  : quella dei discepoli, accovacciati tutti in fondo alla barca e, a partire da lì, ritrovare l’unità di una voce, la forza del grido, il ricordo di una presenza: quella di Gesù, anche lui su quella stessa barca, nascosto, eppure vicino nell’ora più buia della tempesta (Mc 4, 38).

Per questo ogni celebrazione liturgica autentica non potrà che desiderare un’esperienza profonda della carnalità di Cristo, ma anche di una graduale e progressiva familiarità con lui e con i fratelli, che nessuna esperienza virtuale potrà mai sostituire, ma solo, semmai, far desiderare. La vera sfida che ci attende in questo nostro tempo, è aiutare le comunità a prendere consapevolezza del proprio diritto e dovere partecipativo, non per sforzo o per abitudine, ma perché espressivo di quel legame che ci unisce. Oggi, più che mai abbiamo bisogno di costruire e ricostruire una liturgia ospitale, capace di far sentire tutti a proprio agio e saper creare un contesto di libertà in cui godere dell’incontro con Dio: la piacevolezza dello stare a tavola con lui, come di discepoli di Emmaus alla tavola di Gesù!

Testi di Morena Baldacci, teologa

In collaborazione con l’Ufficio liturgico della Conferenza episcopale italiana


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