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Leone XIV ai dipendenti CEI: «Nella Chiesa niente è piccolo se fatto con fede»

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2 Maggio 2026
Leone XIV ai dipendenti CEI: «Nella Chiesa niente è piccolo se fatto con fede»

Il Papa ha ricevuto sabato 2 maggio nell’Aula della Benedizione i dipendenti della Conferenza Episcopale Italiana e i loro familiari, insieme al Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, a Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo Metropolita di Cagliari e segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana e ai direttori degli Uffici. Un’udienza dedicata al «servizio» quotidiano di chi lavora negli uffici di via Aurelia e negli enti collegati alla CEI.

Leone XIV ha richiamato il Preambolo dello Statuto della Conferenza, che la definisce «segno autentico e autorevole di comunione delle Chiese particolari che sono in Italia» e «rappresentanza legittima e qualificata del popolo di Dio che vive nel Paese».

Il Pontefice si è soffermato sul valore degli impegni ordinari: «una pratica seguita con attenzione, una riunione preparata bene, la pazienza di un momento di ascolto prolungato, la dedizione nel rispondere a una richiesta, l’ordine e la cura stessa degli ambienti». Cose semplici, ha detto, ma «utili al bene di tutti e grandi davanti a Dio». E ha aggiunto: «Nella vita della Chiesa niente è piccolo se fatto con fede, con amore e con spirito di comunione».

Tre le dimensioni messe a fuoco nel discorso. La prima è il servizio. Gli uffici della CEI, ha spiegato il Papa, «non sono strutture fini a sé stesse, ma strumenti con cui aiutate i Vescovi e le Chiese che sono in Italia». Quello dei dipendenti è «un “servizio al servizio”, un lavoro che sostiene altri lavori, un impegno che rende possibile il contributo di molti». Anche le attività più tecniche, amministrative o organizzative, ha precisato, sono «parte della missione di tutta la grande famiglia di Dio».

La seconda dimensione è l’appartenenza. «La Sposa di Cristo non si può servire da spettatori», ha affermato Leone XIV, «ma solo con l’amore di chi sa di appartenerle». Una consapevolezza che, secondo il Papa, deve modellare «il vostro modo di percepirvi, di parlare, di ascoltare, di correggere, di sostenere, permeando gli ambienti di lavoro e determinando dei veri e propri stili di vita evangelica».

La terza è la missione. Citando i cambiamenti in atto «nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella comunicazione, nella partecipazione sociale, nella trasmissione della fede, anche in Italia», il Pontefice ha invitato a «non chiuderci in noi stessi» e a spendersi «generosamente perché il Vangelo possa raggiungere e illuminare anche oggi ogni donna e ogni uomo, con le sue fatiche, domande e speranze».

L’udienza si è chiusa con l’affidamento della CEI e delle Chiese italiane alla Vergine Maria, a San Francesco d’Assisi e a Santa Caterina da Siena.

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