Tutorial
Tutorial Stagione 8
Volto e voce sono sacri.
Inizia così la lettera che il Santo Padre Leone XIV ha inviato lo scorso mese di gennaio in occasione dell’ultima Giornata mondiale per le Comunicazioni sociali.
Partendo dal concetto di “volto” e di “voce”, il Papa porta subito il discorso alla sua radice più profonda. Parlare di volto, significa parlare di occhi e cuori rivolti verso l’altro, attraverso lo “sguardo” che diventa il luogo di presenza e di relazione e così luogo dell’incontro come spazio vitale.
In questo luogo l’incontro è reale, e mette in gioco la verità di noi stessi: ciò è sottolineato dal concetto di “voce” che è sempre personale, espressione di identità ed al contempo di volontà di mettersi in relazione per l’altro – di andare “verso” di lui.
Ma ciò su cui il Papa subito dopo questa fondamentale premessa vuole porre l’accento è il concetto di sacralità riferito alla voce ed al volto.
Voce e volto, sono donati da Dio, dice il Papa. Dio ci ha creati a sua immagine somiglianza, donandoci così la possibilità di essere riflesso del suo volto. Dio inoltre ci ha chiamati alla vita: chiamati…appunto. La vita è dono della “parola di Dio, è atto con il quale Lui ci incontra, per primo, desiderando vivere con noi una relazione “volto a volto”, “voce a voce”.
Il linguaggio universale, dono anch’esso dell’amore di Dio, è l’amore trinitario: il vocabolario di Dio con il quale la sua Parola diventa la nostra, aprendoci così lo spazio del dialogo famigliare con Lui.
Nei confronti del nuovo volto e della nuova parola che Dio ha impresso in noi, donandoci la grazia di essere non solo ascoltatori ma interlocutori, noi siamo chiamati ad essere custodi.
Ci ricorda il Papa: “Custodire volti e voci umane significa perciò custodire questo sigillo, questo riflesso indelebile dell’amore di Dio. Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri.”
In questo contesto si situa la riflessione importante che il Santo Padre fa sulla tecnologia digitale.
Siamo di fronte ad una sfida, antropologica più che tecnologica: quella di custodire noi stessi, la nostra umanità e, in chiave teologica, la nostra relazione con Dio nei quali pienamente essa si realizza.
E per fare ciò occorre, innanzitutto, non fuggire. Occorre al contrario responsabilità, cooperazione ed educazione. Per fare nostra la “sfida umanizzante” che i media ci pongono davanti abbiamo bisogno di partire dal Signore e cercare sempre nel nostro quotidiano amore che nasce dalla relazione con Lui, vivo e vero, il luogo dove verificare la nostra umanità, lo specchio di fronte al quale vedere il riflesso di Dio sul nostro volto.
Conclude il Papa: “Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica.”
Testo: don Paolo Padrini
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