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Andrea Tomasi (WeCa) all’ECIC: “La nostra eternità è in Dio, non nei frammenti digitali che lasciamo”

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17 Ottobre 2023
Andrea Tomasi (WeCa) all’ECIC: “La nostra eternità è in Dio, non nei frammenti digitali che lasciamo”

Una possibile prospettiva cristiana per un “umanesimo tecnologico”. Il professor Andrea Tomasi dell’Università di Pisa, consigliere di WeCa, era tra i rappresentanti dell’associazione WebCattolici Italiani presenti all’ultimo incontro ECIC, Conferenza Europea dell’Internet Cristiano, a Colonia dal 25 al 27 settembre scorsi. Contro il tecnocentrismo degli algoritmi, la chiave di volta può essere un sano antropocentrismo come quello proposto dall’ecologia integrale della Laudato Si’ di papa Francesco e dalla teologia di Romano Guardini.

«Noi siamo abituati a pensare al digitale, al computer, alla rete, ai social e all’intelligenza artificiale – ha raccontato Tomasi – come a degli strumenti che fanno parte della nostra vita, sottolineando proprio la loro dimensione di strumenti, su come usarli al meglio per le cose che vogliamo fare. Nella mia relazione ho cercato invece di sottolineare un altro aspetto: questi non sono solo strumenti ma determinano il modo in cui viviamo, determinano il nostro modo di ragionare, il nostro modo di pensare, alla fine determinano anche il nostro modo di prendere le decisioni, di relazionarci con gli altri. Attraverso la rete stanno cambiando la sfera affettiva, la sfera cognitiva e la sfera volitiva. Sta cambiando, insomma, specie umana. Noi adulti non ce ne rendiamo molto conto, ma l’impatto maggiore è sui giovani che sono nati e cresciuti dentro questo mondo digitale».

Qui il ribaltamento proposto da Tomasi: dalla tecnica imperante rimettere al centro dell’attenzione l’uomo, le sue esigenze e le sue specificità. «Il problema non è soltanto di comportamento, di impiego degli strumenti – analizza Tomasi – per un certo verso potremo dire di etica, ma è un problema antropologico, di come insomma concepiamo la natura stessa dell’uomo. Nella rete si trasmette una visione dell’uomo tecnocentrica; pensiamo che l’uomo con la tecnologia possa diventare potentissimo, fare qualsiasi cosa. Diminuisce la nostra attenzione agli aspetti etici perché pensiamo che se c’è la tecnologia che ci permette di fare determinate cose non ci sono ragioni per non fare ciò che la tecnologia ci permette, e non ci chiediamo più se questo sia buono o cattivo per l’uomo».

«Non si tratta di bloccare la tecnologia o di fermare l’intelligenza artificiale – spiega Tomasi – ma di governarla per metterla al servizio dell’uomo. Questo è il nodo centrale della riflessione per i prossimi anni: se non lo risolviamo magari diventeremo espertissimi nell’usare le tecnologie, ma saremo impoveriti nelle nostre attitudini fondamentali». Risvolti importanti anche in termini di fede: «Se l’uomo si rende immortale e potente con le tecnologie, che spazio resta per il Vangelo? Che spazio resta per lo Spirito? Che spazio resta per Dio che è creatore e redentore dell’uomo? Se Google sa tutto di noi che bisogno abbiamo di chiedere a Gesù di illuminare la nostra vita, di spiegarci il nostro essere a noi stessi in modo più intimo di quello che noi stessi sappiamo fare? Ecco, ci sono un po’ questi problemi e allora cristianamente dobbiamo cercare di applicare anche nel mondo digitale la parabola del Buon Samaritano. All’inizio della parabola del Buon Samaritano il dottore della legge chiede a Gesù: “Cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Ecco la vita eterna: il nostro destino di eternità sta nella nostra vicinanza a Dio, nel nostro seguire l’insegnamento di Gesù. La vita eterna non sta nelle immagini e nei nostri frammenti digitali che rimangono nel mondo virtuale: questi sopravvivono alla nostra morte ma non sono la nostra persona. La nostra persona è affidata a Dio».

 

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