Incontri
In un tempo in cui la tecnologia ridefinisce i confini dell’umano, la sfida per i comunicatori cattolici non è rincorrere l’algoritmo, ma recuperare l’essenza della relazione. È questo il cuore del messaggio che Papa Leone XIV, attraverso il Segretario di Stato Pietro Parolin, ha inviato alla Federazione dei Media Cattolici riunita a Lourdes per le 29esime Giornate di San Francesco di Sales. Mentre oltralpe si riflette sul tema “Media cattolici, media per chi”, il Pontefice offre una bussola precisa per orientarsi nella complessità odierna, segnata dall’accelerazione digitale.
Per il Papa, la risposta alle sfide contemporanee non è tecnica, ma profondamente umana e spirituale. Nel testo letto durante l’apertura dei lavori, l’esortazione è chiara: “Per affrontare quest’epoca segnata – compreso nel campo della comunicazione – dall’irruzione dell’intelligenza artificiale, è urgente ritornare alle ragioni del cuore, alla centralità delle buone relazioni e alla capacità di avvicinarsi agli altri, senza escludere nessuno”. Non si tratta di una chiusura verso il futuro, ma di un riposizionamento: questa urgenza di umanità, infatti, “trova una risposta nel servizio della verità che i media cattolici possono offrire a tutti, anche a quelli che non credono”.
Il mandato affidato ai professionisti della comunicazione è quello di essere antidoti alla polarizzazione. Leone XIV incoraggia i presenti a non essere semplici cronisti, ma “seminatori di parole buone, degli amplificatori delle voci che cercano coraggiosamente la riconciliazione disarmando i cuori dall’odio e dal fanatismo”. In uno scenario globale spesso segnato da divisioni profonde, i media cattolici sono chiamati a una missione specifica: “In un mondo frammentato e polarizzato, siate le antenne che captano e ritrasmettono ciò che vivono le persone deboli, emarginate, quelle che sono sole e che hanno bisogno di conoscere la gioia di sentirsi amate”.
Un modello luminoso per questa missione è individuato nella figura di padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso nel 2016 mentre celebrava l’Eucaristia, al quale è dedicato il premio giornalistico assegnato proprio in questi giorni a Lourdes. Il suo martirio non è stato solo una testimonianza finale, ma il sigillo di una vita spesa nell’apertura al prossimo. “Padre Hamel era convinto che è urgente saper mostrarsi vicino agli altri, senza eccezione”, ricorda il messaggio. La sua eredità è un invito al coraggio dell’incontro: “Per conoscersi bisogna incontrarsi senza lasciarsi spaventare dalle differenze, pronti a essere combattuti per ciò che siamo e per ciò in cui crediamo”.
L’augurio finale del Papa diventa quindi un programma editoriale e pastorale per tutti i comunicatori: che l’esempio di padre Hamel incoraggi ad essere “cercatori di verità nell’amore che spiega tutto, degli artigiani di una parola che abbraccia, di una comunicazione capace di riunire ciò che è spezzato, di un balsamo sulle ferite dell’umanità”. Un invito che, da Lourdes, risuona forte per tutta la rete dei comunicatori digitali, chiamati a portare il “balsamo” della prossimità anche nelle piazze virtuali.
All’incontro, che ha avuto il patrocinio del Dicastero per la Comunicazione, ha preso parte anche il presidente di WeCa Fabio Bolzetta.
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