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“Un’abbondanza di mezzi e una confusione di fini”. La formula attribuita ad Albert Einstein è istantanea di un mondo interpellato dalle nuove tecnologie e da esse plasmato. Gli interessi in gioco sono molteplici, non “neutrali”, ed è in tale contesto che la Santa Sede, priva di fini militari o commerciali, può svolgere un ruolo chiave nella promozione di una governance globale che sviluppi sistemi “etici fin dalla loro progettazione”. Sono stati questi alcuni degli spunti emersi dal seminario Potenzialità e sfide dell’Intelligenza Artificiale organizzato dalla Segreteria per l’Economia e dall’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica (ULSA), tenutosi questa mattina, 2 marzo, presso il Salone San Pio X di Via della Conciliazione, 5, a Roma. I lavori sono stati aperti dal professor Pasquale Passalacqua, direttore dell’ULSA, che ha evidenziato come Papa Leone XIV stesso, informato direttamente circa l’iniziativa dal presidente, mons. Marco Sprizzi, l’abbia “apprezzata e incoraggiata”, auspicando una “più profonda consapevolezza in questo ambito così “attuale e complesso”. Gli interventi sono stati moderati da Alessandro Gisotti, vice direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione. I relatori sono stati monsignor Paul Tighe, segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione; padre Paolo Benanti, docente presso la Pontificia Università Gregoriana e l’Università LUISS Guido Carli; e il professor Corrado Giustozzi, docente presso il corso di laurea magistrale in Ingegneria dei Sistemi Intelligenti dell’Università Campus Bio-Medico.
Volatilità, incertezza, complessità, ambiguità
Per sintetizzare le conseguenze seguite alla diffusione, nel 2022, di ChatGPT, uno dei chatbot più popolari sviluppato dall’azienda statunitense OpenAI, monsignor Tighe ha utilizzato l’acronimo VUCA: Volatility (Volatilità), Uncertainty (Incertezza), Complexity (Complessità) e Ambiguity (Ambiguità). I rischi, “senza cedere a retoriche apocalittiche”, sono tuttavia concreti: “Armi biologiche, propaganda, disinformazione, sistemi che sfuggono al controllo umano”. Rappresentatività, trasparenza e comprensibilità sono parole chiave per contrastare il “paradigma tecnocratico” già individuato da Papa Francesco, che rischia di amplificare ingiustizie, disuguaglianze, polarizzazione e minacce ambientali anziché sanarle. Lo sviluppo dell’IA non avviene, dunque, in spazi neutrali, ha ribadito il vescovo irlandese. In mancanza di regolamentazioni internazionali, “le grandi potenze puntano alla superiorità tecnologica, soprattutto in ambito militare”, mentre “la consapevolezza di una possibile bolla finanziaria incentiva l’assunzione di rischi a scapito della sicurezza”. In tal senso, monsignor Tighe ha citato la cronaca recente e il caso di Anthropic, azienda statunitense nata con l’obiettivo di sviluppare un’IA più etica e oggetto di “pressioni governative per allentare i propri impegni etici sugli usi militari e di sorveglianza”.
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