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Alessandro Gisotti ad #ECIC30 cristiani: «Lavoriamo per l’eternità», con «insieme» come parola chiave

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13 Giugno 2026
Alessandro Gisotti ad #ECIC30 cristiani: «Lavoriamo per l’eternità», con «insieme» come parola chiave

Nella Sala Marconi della Radio Vaticana, Alessandro Gisotti, Vice Direttore della Direzione Editoriale del Dicastero della Comunicazione, ha accolto i comunicatori delle Chiese europee richiamando una tradizione di scambio ecumenico: ogni anno, durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, «ci incontriamo e ci confrontiamo su come migliorare la nostra capacità» di condividere insieme la buona novella, «non solo media cattolici, ma cristiani».

Il filo conduttore è una parola: «”insieme” è la parola chiave per noi». Gisotti ha ricordato l’attualità del momento — il viaggio papale in Spagna, con Leone XIV che alle Canarie, sul tema migranti, «ha usato la parola “dignità” otto volte» — e ha collegato la benedizione della torre della Sagrada Família a una frase di Gaudí proiettata dai droni: «prima l’amore, poi la tecnologia», che ha definito «in piena sintonia con Magnifica Humanitas».

Il cuore dell’incontro è stata la riforma dei media vaticani avviata da Francesco nel 2015, che ha unificato nove realtà prima separate. Un processo lungo: «qui in Vaticano diciamo che lavoriamo per l’eternità», ha osservato, ricordando che la convergenza era stata pensata già dal Giubileo del 2000. La ragione di fondo, nelle parole del Motu Proprio, non era solo economica né organizzativa, ma «la missione»: «il principio apostolico è nel cuore stesso del Dicastero».

La sfida più concreta è far lavorare insieme redazioni con culture diverse. Gisotti ha portato un esempio dal suo passato: quando iniziò alla Radio, «non c’era mai una riunione di lavoro tra noi e i colleghi del giornale — mai». Oggi presiede ogni mattina un incontro comune tra Radio, L’Osservatore Romano, Vatican News, social e multimedia, con una piattaforma condivisa. Pur volendo «salvaguardare la nostra identità» — «sono un uomo della radio» —, ha richiamato l’identità più ampia: «lavoriamo tutti per la stessa ragione e la stessa istituzione», con persone «di sessantanove nazionalità».

Sulla libertà editoriale è stato diretto: «il nostro “editore”, per così dire, è il Papa — e non è uno scherzo». Su temi delicati e crisi politiche, ha spiegato, occorre prudenza, perché «ciò che dici non è semplicemente ciò che dici; è ciò che dice la Santa Sede», ma «non c’è censura — assolutamente no».

Sull’enciclica, il cui lancio è toccato a Vatican Media, ha riconosciuto un’eco oltre le attese: «tutti ne parlano, e non è né un libro né un film». Il compito principale è stato «condividere il contenuto in molte lingue». E qui il distinguo sull’IA: pur potendo tradurre «in ogni lingua» con i vari strumenti — «ChatGPT, Gemini, Claude, o qualsiasi altro» —, «non è la stessa cosa»; resta «il nostro lavoro comunicare». Da qui il rimando al messaggio di Leone per la Giornata delle comunicazioni sociali, «custodire le voci e i volti umani».

Infine, il criterio che orienta la strategia: i numeri contano — Vatican News supera i 35-40 milioni di pagine viste al mese —, ma «non siamo un’azienda mediatica; siamo un’istituzione». Per questo trovano spazio anche le testimonianze dei missionari che «non raggiungeranno un milione di persone»: «gli stessi parametri della comunicazione non sono sempre applicabili all’evangelizzazione».

 

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