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Il docente di Semiotica alla Lumsa commenta al Sir la legge approvata in Francia: “I social non sono a impatto zero e sui minori possono produrre effetti più profondi. Il vero nodo è la disponibilità continua dello smartphone”. Favorevole anche al divieto dei cellulari in classe: “Per la didattica si possono utilizzare strumenti messi a disposizione dalle scuole”
Il Parlamento francese ha approvato definitivamente la legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. Il provvedimento, fortemente voluto dal presidente Emmanuel Macron, affida alle piattaforme la responsabilità di verificare l’età degli utenti e introduce anche il divieto di utilizzare i telefoni cellulari nelle scuole superiori. Le nuove regole dovrebbero applicarsi dal 1° settembre 2026 ai nuovi profili e dal gennaio 2027 a quelli già esistenti. Per Piero Polidoro, ordinario di Semiotica e presidente del corso di laurea magistrale in Comunicazione, Innovazione ed Experience design dell’Università Lumsa, la scelta della Francia segna un cambiamento culturale importante, ma rappresenta soltanto un primo passo.
Professore, quale messaggio lancia la decisione del Parlamento francese?
Segnala una tendenza che trova ormai riscontro in diversi Paesi e, soprattutto, una nuova consapevolezza: esiste una questione che deve essere affrontata. Fino a pochi anni fa provvedimenti simili sarebbero stati quasi impensabili. A mio avviso la direzione è giusta, ma questo deve essere considerato soltanto un primo passo. Non possiamo pensare che basti vietare i social network per risolvere un problema molto più ampio.
Qual è, dunque, la questione in campo?
Cominciamo ad avere dati scientifici, oltre alle evidenze che emergono dall’osservazione, che mostrano come i social media non siano a impatto zero. Questo impatto può essere più forte e produrre effetti più strutturali sui minori, perché si trovano ancora in una fase di evoluzione e di formazione della personalità e delle strutture neuronali. Esporre un dodicenne alle dinamiche dei social non equivale a esporvi un quarantenne: il primo sta ancora formando il proprio cervello e la propria identità. Determinati stimoli possono contribuire a plasmare questo processo.
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22 Lug 2026
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