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Convegno UCSI. Tomasi (WeCa): «Il centro non è più la tecnologia, è l’uomo»

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18 Settembre 2026
Convegno UCSI. Tomasi (WeCa): «Il centro non è più la tecnologia, è l’uomo»

Roma, 18 settembre. Si è svolto alla Sapienza, nella Sala Lauree del Dipartimento di Scienze Politiche, il convegno UCSI «Custodire voci e volti umani. Giornalismo costruttivo, Intelligenza Artificiale e tutela della professione: il giornalismo italiano da Papa Francesco a Papa Leone XIV». Tra i relatori Andrea Tomasi, consigliere WeCa, che ha tenuto la relazione «Da comunità a communities digitali». Tomasi tiene attualmente un corso di laboratorio di intelligenza artificiale per le discipline umanistiche nel corso di laurea in discipline dello spettacolo e della comunicazione.

Il punto di partenza è il carattere trasformativo della tecnologia digitale: «trasforma non singole attività, ma il contesto sociale, il contesto economico, culturale, crea ambienti di vita». Da qui una conseguenza che riguarda direttamente chi lavora nell’educazione e nella pastorale: «riflettere sull’intelligenza artificiale vuol dire oggi interrogarsi sulla natura e le caratteristiche della persona umana».

Tomasi ha ricordato la lunga attenzione della Chiesa italiana al tema, dal convegno «Chiesa in rete» del 2000 all’assemblea straordinaria dei vescovi a Collevalenza del 2002 sulle neuroscienze, fino al Sinodo dei vescovi del 2018 su giovani, fede e discernimento vocazionale, con la sua riflessione sull’impatto del digitale.

Il cuore della relazione è il passaggio di prospettiva maturato negli ultimi anni. Dal 2000 al 2020, ha spiegato, «la parola interpretativa era “abitare”»: lo stesso Tomasi nel 2018 aveva pubblicato Una rete per tutti. Abitare la rete per trasformare le community in comunità, con la chiave di lettura «andiamo nella rete, incontriamo le persone in rete, ma le accompagniamo a incontrarsi fuori dalla rete». Oggi la sottolineatura è un’altra: «custodire, voci e volti», cioè «persone, non ombre, non immagini dentro lo schermo». Una parola impegnativa: «Custodire è una parola densissima, perché ci dice: non basta incontrare, non basta ascoltare, ma occorre aver cura, promuovere una pienezza di umanità».

È qui che il discorso diventa costruttivo. «Custodire parte da un presupposto antropocentrico: il centro non è più la tecnologia, il centro è l’uomo». Tra i possibili rimedi, Tomasi indica come decisivo quello dei valori: «imparare a interagire in maniera etica con l’intelligenza artificiale», un impegno «culturale ed educativo sui tempi lunghi». La strada è quella del governo dei processi: «governare senza tecnofobie, senza tecnoillusioni», con l’invito ad «anticipare la transizione», a «essere un passo avanti, non a reagire dopo che le cose sono successe».

Infine l’indicazione più propositiva: «Bisogna partire dall’antropologia cristiana e farne vedere la bellezza. Non è un progetto da ottimizzare, la persona umana, ma sono persone in relazione e in comunione».

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