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Di M. Michela Nicolais, fonte SIR
All’udienza generale la catechesi sul secondo capitolo della “Gaudium et spes”. Il Papa mette in guardia sul rovescio dello sviluppo tecnologico e indica i criteri per leggere i progetti sociali e politici: dignità della persona, giustizia sociale, partecipazione al bene comune
La comunità umana è una comunità di persone, che esige “un reciproco rispetto della loro piena dignità”. È il tema del secondo capitolo della Gaudium et spes, al centro della catechesi dell’udienza di oggi, in cui Leone XIV si è soffermato sulle conseguenze pratiche di tale principio fondamentale, a partire dalla tutela della vita umana in tutte le sue forme e dalla capacità di “valutare con responsabilità i progetti sociali e politici di oggi”. “Da una parte lo sviluppo tecnologico, la diffusione dei mass media e dei social media, il sempre crescente ricorso all’intelligenza artificiale aprono nuove possibilità, abbattendo barriere e distanze”, l’analisi del Papa. Dall’altra, “le relazioni tendono a diventare sempre meno personali, più virtuali, e si rischia di abituarsi a delegare agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana”.
“Fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondità personale è il contributo che la comunità cristiana si propone di offrire”, ha spiegato Leone XIV, perché “l’amore di Dio e del prossimo è il primo e più grande comandamento, che in Cristo ha avuto la sua piena rivelazione e la sua compiuta attuazione”. “Il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della società vanno considerati tra loro come strettamente interdipendenti: contrapporli o separarli significherebbe vanificarli”, il monito, perché come insegna la costituzione conciliare “la persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno d’una vita sociale, è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali”.
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