Incontri
A Ragusa un convegno diocesano sulla responsabilità digitale. Nelle interviste a Radio Karis i relatori hanno parlato di notifiche, filtri, algoritmi e del ruolo degli adulti.
«Il nostro tempo viene spezzato da notifiche che, non casualmente, ci colgono in alcuni momenti e in determinate geolocalizzazioni con un obiettivo preciso». Fabio Bolzetta, presidente dell’Associazione WebCattolici Italiani, ha cominciato da qui la sua intervista a Radio Karis, l’emittente della Diocesi di Ragusa. Le interviste sono state raccolte da Denise Arcieri a margine del convegno “Dal like al rispetto: educare alla responsabilità digitale”. Il convegno si è svolto venerdì 9 ottobre nel teatro della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ragusa ed è stato promosso da cinque uffici diocesani.
Bolzetta ha descritto lo smartphone come specchio, finestra e vetrina. Lo specchio è quello dei filtri: «Il fatto che ci siano decine di filtri rappresenta quasi un giudizio nei nostri confronti, suggerendo che ci sia qualcosa di imperfetto da modificare». Dalla finestra si vede invece «un mondo di ostentazione, altamente sessualizzato nelle immagini». La risposta che propone è recuperare il tempo: «Più che un atto di resistenza, è un atto di esistenza». Secondo Bolzetta il problema è l’accelerazione, che è diversa dalla velocità: «È una costante prestazione, quasi ansiogena, per arrivare chissà dove».
Bolzetta ha parlato anche dei limiti umani, richiamando l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV: «Il digitale ci sprona attraverso un condizionamento persuasivo verso un’illusoria perfezione fisica». Secondo lui imperfezione e limiti sono invece «la leva che ci mantiene con i piedi per terra». Agli educatori ha chiesto di partire dall’esempio: «Le chat dei genitori su WhatsApp sono davvero un esempio di buona comunicazione? Secondo me non proprio. Partiamo prima di tutto da noi stessi».
Giampiero Neri, consulente del Servizio informatico della CEI, ha spiegato perché ci affidiamo alle macchine: «Inevitabilmente, ci semplifica la vita». E ha fatto un esempio: «Ci sono ragazzi che, invece di sottolineare, fotografano un foglio e ottengono la sintesi dell’argomento». La sua proposta va in direzione opposta: «Riapriamo gli oratori, riapriamo i cortili. Dobbiamo ritrovare momenti in cui i corpi si incontrano».
Sui social Neri ha descritto un meccanismo che si autoalimenta: «Gli algoritmi premiano tutt’altro tipo di emozioni: la rabbia, la cattiveria, la violenza o le banalità». Ha poi spiegato che cosa c’è dietro un cuoricino. C’è un costo legato ai dati: «Cediamo inconsapevolmente informazioni a grandissime multinazionali che lo fanno per profitto». E c’è un costo sociale, perché il like diventa «una misurazione effimera del proprio valore rispetto agli altri».
Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori della CEI, ha parlato della tendenza a filmare invece di intervenire. Agli adulti ha chiesto di riconoscersi vulnerabili e di avere «il coraggio di spezzare le catene di diffusione di video e parole dannose».
Le interviste integrali si possono ascoltare in podcast sul sito di Radio Karis a questo indirizzo: https://radiokaris.diocesidiragusa.it/dal-like-interviste-ai-relatori/.
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