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«L’immaterialità non è spiritualità»: la domanda umana sull’IA per Andrea Tomasi (WeCa)

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11 Giugno 2026
«L’immaterialità non è spiritualità»: la domanda umana sull’IA per Andrea Tomasi (WeCa)

A Roma, nella Casa La Salle, si è tenuta dal 10 al 12 giugno la trentesima edizione della European Christian Internet Conference (ECIC), sul tema «From prompts to prayers: AI and authentic spirituality». Tra i partecipanti, anche WeCa.

La relazione di Andrea Tomasi, docente al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa e consigliere WeCa, ha avuto come titolo: «AI, community, spirituality. The human question». Il punto di partenza è antropologico, prima che tecnico: l’intelligenza artificiale come motore di un cambiamento dell’uomo.

Le tecnologie digitali, ha osservato Tomasi, creano un ambiente che modifica le esperienze affettive, cognitive e volitive, con una frattura generazionale portata a livelli mai visti prima. Da qui la distinzione che attraversa la riflessione: «Nel mondo virtuale non ci sono corpi reali, ma l’immaterialità non è spiritualità».

Tomasi ha richiamato Romano Guardini, su cui ha pubblicato studi: «L’uomo ha potere sulle cose, ma non ha potere sul proprio potere». Una questione, ha spiegato, che torna intatta di fronte all’IA: il problema non sono le singole difficoltà tecniche, ma il potere come componente di ogni azione umana.

Il filo si lega ai documenti recenti della Chiesa, dal taglio più antropologico che tecnico: la nota Antiqua et Nova (2025), il documento Quo Vadis Humanitas della Commissione Teologica Internazionale (2026) e l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, del 15 maggio 2026, sulla salvaguardia della persona umana al tempo dell’IA.

Proprio dall’enciclica Tomasi ha ripreso il criterio di giudizio: «La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che è in grado di offrire». E l’avvertimento sul paradigma tecnocratico, quando l’efficienza diventa l’unica misura del valore e «gli esseri umani sono tentati di vedersi come un progetto da ottimizzare».

L’IA, ha concluso, «è già un ambiente nel quale siamo immersi»: per questo, secondo i testi citati, regolarla non basta. Resta la domanda di fondo: che cosa, nelle comunità di fede, va custodito e discernuto nel tempo delle macchine intelligenti.

Contenuti e approfondimenti su www.weca.it e sul canale YouTube WeCa.

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