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Si è aperta a Roma la trentesima edizione dell’European Christian Internet Conference

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10 Giugno 2026
Si è aperta a Roma la trentesima edizione dell’European Christian Internet Conference

Roma, 10 giugno 2026. Con la prima relazione della pastora valdese Ilenya Goss si è aperta oggi a Casa La Salle, sulla Via Aurelia, la trentesima edizione dell’European Christian Internet Conference (ECIC). Il tema scelto per quest’anno è «From Prompts to Prayers: AI and Authentic Spirituality» — dai prompt alle preghiere — e riunisce responsabili della comunicazione ecclesiale, teologi e operatori digitali cristiani provenienti da tutta Europa.

La conferenza, che si svolge fino al 12 giugno, ospita quest’anno cinque relatori internazionali e si interroga su una questione centrale: che cosa fa l’intelligenza artificiale alla spiritualità cristiana, e che cosa deve fare la chiesa di fronte a questa trasformazione?

La prima relazione: tra algoritmi e identità

Ad aprire i lavori è stata Ilenya Goss, pastora valdese, teologa, medico e presidente della Commissione per le Questioni Etiche nella Scienza delle Chiese Valdese, Metodista e Battista d’Italia. Il titolo della sua relazione: «Between Algorithms and Identity: AI at the Frontiers of Spirituality».

Goss ha subito chiarito la premessa del suo ragionamento: l’intelligenza artificiale non è semplicemente uno strumento tra i tanti. «Siamo di fronte a una profonda trasformazione nel modo in cui lavoriamo, studiamo, comunichiamo, facciamo affari, viaggiamo, e ci prendiamo cura di noi stessi», ha detto. E ha aggiunto: «Purtroppo, dovremmo includere in quell’elenco anche attività che preferiremmo non associare all’IA. Sappiamo, per esempio, che l’IA gioca un ruolo significativo nella guerra».

Il nucleo della relazione ha ruotato attorno a due piani distinti: il piano etico e il piano teologico. Goss ha riconosciuto che sull’etica si può costruire un terreno comune tra le diverse tradizioni cristiane. «Il quadro etico proposto nell’enciclica di Papa Leone — ha detto riferendosi alla Magnifica Humanitas, pubblicata pochi giorni fa — è qualcosa che possiamo sostanzialmente condividere». Ma ha subito precisato: «Rimane da fare un vasto lavoro teologico, perché il solo piano etico non è sufficiente».

Il problema, secondo Goss, è che l’intelligenza artificiale entra precisamente lì dove la spiritualità cristiana ha sempre collocato il suo centro: la relazione. E lo fa in modo ingannevole, perché simula la relazione senza esserne capace. «Sostituire la relazione autentica con un’imitazione», ha detto, «è una forma di autoinganno. Le implicazioni psicologiche dell’uso dei modelli linguistici di grandi dimensioni come imitazione della relazione umana costituiscono oggi un enorme esperimento psicosociale incontrollato».

Il discorso è sceso poi sulla preghiera. «L’IA può scrivere una bella preghiera. Ma il testo che ricevo dopo aver chiesto all’IA di scriverla è una combinazione nata da dati e calcoli. Nell’intelligenza artificiale non c’è un’esperienza centrale della vita spirituale. Non c’è un’anima dietro di essa che gioisce, soffre e incontra il divino».

Stessa logica per la cura pastorale. Nel dibattito seguito alla relazione, Goss ha risposto a chi proponeva l’uso degli avatar nella liturgia: «Un avatar non è un sostituto del pastore. Il problema fondamentale è quello che ho ripetuto più volte: non è una funzione, è una relazione. Non è l’erogazione di un servizio, è una testimonianza di fede. Se ho un avatar che prega magnificamente, ma so che è un avatar, la sua testimonianza per me non vale nulla — perché non può testimoniare una fede vivente».

Goss ha concluso con un appello diretto alle chiese: «Se non impariamo a pensare in modi nuovi e a usare l’IA con consapevolezza, rischiamo di essere usati da essa».

La preghiera ecumenica

Al termine della relazione e del dibattito, i partecipanti si sono trasferiti nella cappella di Casa La Salle per la preghiera di apertura. Un momento ecumenico che ha riunito cristiani di tradizioni diverse — valdesi, luterani, riformati, cattolici — a pochi passi dal Vaticano, in quello che è anche il giorno di apertura di una conferenza che da trent’anni si interroga sul rapporto tra fede e comunicazione digitale.

I lavori proseguiranno domani, 11 giugno, con la relazione del prof. don Fabio Pasqualetti, decano della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale all’Università Pontificia Salesiana: «No Artificial Intelligence will die on the cross for us». Nel pomeriggio è prevista la visita alla sede di Vatican Media, in Piazza Pia.

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