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Una preghiera trovata per caso su TikTok, vissuta «come un elettroshock e un conforto». È una delle testimonianze raccolte in «Venite ad me», le Considerazioni sulla trasmissione della fede pubblicate oggi dal Dicastero per la Dottrina della Fede e approvate da Leone XIV.
Il documento parte da una constatazione: la fede non passa più in modo «automatico» da una generazione all’altra. Tra i segni più evidenti del cambiamento indica le tecnologie digitali. Citando l’enciclica Magnifica Humanitas, il testo osserva che «la pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità». Con l’intelligenza artificiale il quadro si fa più netto. Il Dicastero riprende il Messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: «La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica».
La cultura digitale, si legge, ridisegna spazio, tempo e autorità, cioè le basi stesse della tradizione. Il tempo si comprime e «tutto viene appiattito in una sorta di eterno presente». Sull’autorità il passaggio è esplicito: «La disinformazione non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente». Con tante voci sullo stesso piano, «per molti non risulta più chiaro chi sia davvero in grado di offrire una parola autorevole sulle questioni fondamentali della vita umana».
Il documento riconosce anche che le nuove tecnologie «offrono senza dubbio possibilità inedite di evangelizzazione». Segnala però il rischio di una proposta di fede «disincarnata, disancorata dalla vita concreta o legata a ideologie promosse da minoranze rumorose», e di una fede «fai-da-te».
C’è poi un dato. In Francia gli adulti battezzati nel 2026 sono cresciuti del 28% sull’anno precedente, più che triplicati rispetto al 2016. La grande maggioranza ha meno di 40 anni e circa la metà di questi ha tra i 18 e i 25 anni. Tra le motivazioni, il contatto con altri credenti «sia a livello personale che nelle reti social». Il testo invita alla prudenza, perché resta la «difficoltà nella perseveranza dei neofiti».
Il punto fermo è un altro: «i principali canali della trasmissione della fede continuano a essere gli incontri “persona a persona”». E ancora: «Non bastiamo a noi stessi e i social non colmano il nostro originario carattere di “animali sociali”».
Ne deriva un’indicazione per chiunque comunichi la fede. Bisogna evitare linguaggi che possono essere etichettati come «scolastici», «dogmatici» o «moralistici». Con Christus vivit, il documento chiede di privilegiare «il linguaggio della vicinanza, il linguaggio dell’amore disinteressato, relazionale ed esistenziale che tocca il cuore, raggiunge la vita, risveglia speranza e desideri».
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16 Ott 2026











