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Intelligenza artificiale, informazione, tutela dei minori nell’era digitale. Nel primo giorno del viaggio apostolico in Francia, venerdì 25 settembre, Leone XIV ha portato i temi della sua prima enciclica, Magnifica humanitas, davanti a due platee. La prima erano le autorità francesi, al Palazzo dell’Eliseo. La seconda la comunità internazionale riunita nella sede dell’Unesco.
All’Eliseo il Papa ha spiegato perché ha scelto di dedicare la prima enciclica all’IA. «Per questo motivo, mi è sembrato indispensabile affrontare, nella mia prima Lettera Enciclica, il tema dell’Intelligenza Artificiale, al fine di riportare la persona umana al centro di ogni riflessione». E ha aggiunto: «Per non perdere la nostra umanità in mezzo al “paradiso delle macchine” che invade e condiziona la nostra vita quotidiana, è urgente formare le menti a un discernimento etico, capace di riconoscere ciò che è moralmente buono».
L’immagine del “paradiso delle macchine” è di Georges Bernanos, autore nel 1946 de La France contre les robots. Il Papa l’ha legata a un passaggio dell’enciclica: «lo sviluppo tecnologico ha contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità; allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene».
Nel pomeriggio, all’Unesco, Leone XIV è stato accolto dal direttore generale Khaled El-Enany. Ha posto una domanda di fondo: «che cosa significa essere umani?». Sulla tecnologia è stato diretto: «I nostri sforzi in quest’ambito devono far sì che le nuove tecnologie rimangano al servizio della persona umana, anziché diventare un ulteriore strumento di dominio e di ingiustizia».
Poi ha indicato un paradosso: «mentre l'”intelligenza” viene attribuita ai sistemi computazionali, fatichiamo a riconoscere la dignità inalienabile delle persone umane, le cui vite vengono valutate con il criterio dell’efficienza e, quando ritenute non più produttive, respinte e scartate».
Ampio spazio è andato alla comunicazione. «La comunicazione s’è fatta molto più rapida, ma non necessariamente più veritiera; l’informazione è abbondante, ma non coincide con la sapienza. Senza una deontologia condivisa, i più vari canali di comunicazione rischiano di moltiplicare informazioni false, o di usare parole senza significato, ostacolando il dialogo anziché favorirlo».
L’IA, secondo il Papa, aggrava il problema. «L’intelligenza artificiale accentua questo problema: sebbene questi sistemi siano in grado di correlare dati, non possono rispondere alle domande sul senso dell’esistenza umana, che affonda le sue radici nell’esperienza vissuta. Eppure gli esseri umani non possono vivere senza senso. Il senso è l’ossigeno della mente».
Da qui il sostegno esplicito alla media literacy: «Ecco perché l’educazione in questo ambito è essenziale, e accolgo con favore l’iniziativa dell’UNESCO attraverso il suo programma di “Alfabetizzazione ai media e all’informazione” (MIL), che promuove l’uso responsabile dei media e degli strumenti digitali».
Infine l’appello sui minori: «Nell’era digitale, la loro vulnerabilità non deve mai diventare occasione di sfruttamento. Possano queste tecnologie sostenere la loro crescita, la loro formazione e le loro relazioni, salvaguardando la loro libertà di pensare e di discernere, e rimanendo sempre al servizio della dignità della persona umana».
Il Papa ha richiamato anche il Preambolo della Costituzione dell’Unesco del 1945: «Poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace». La Santa Sede è presente all’Unesco con una Missione permanente di osservazione dal 1952. Nel 2027 ricorrerà il 75° anniversario.
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