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Il 22 maggio scorso, nella Sala del Concistoro, Leone XIV ha ricevuto i partecipanti al convegno internazionale «Custodire voci e volti umani», promosso dal Dicastero per la Comunicazione in collaborazione con il Dicastero per la Cultura e l’Educazione.
Il discorso del Pontefice ha messo a fuoco un punto preciso: il problema dell’intelligenza artificiale non si risolve aggiornando i sistemi, ma ripensando chi siamo. «La sfida che stiamo attualmente affrontando», ha detto Leone XIV citando il proprio Messaggio per la Giornata, «non è tecnologica, ma antropologica». Una frase che definisce il quadro entro cui il Papa colloca l’intero dibattito su media, IA e comunicazione ecclesiale.
Il rischio dell’eclissi
Leone XIV ha parlato esplicitamente di un’«eclissi del senso di ciò che significa essere umani», prodotta dalla «sfrenata promozione e implementazione di tecnologia a scapito della dignità umana». Un esempio concreto citato dal Papa: il danno causato quando «chatbot e altre tecnologie sfruttano il nostro bisogno di relazioni umane». Non una condanna della tecnologia in quanto tale, ma un richiamo a non cedere a un uso che svuota le persone.
A questo tema il Pontefice ha annunciato un’enciclica imminente: «È mia speranza che la Lettera Enciclica che verrà pubblicata tra qualche giorno possa contribuire a rispondere a questa sfida».
La Chiesa e l’educazione digitale
Leone XIV ha richiamato il decreto conciliare Inter mirifica — documento che ha dato origine alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali — per ricordare che la missione della Chiesa non è separabile dall’uso dei media. Su questa base, il Papa ha indicato un impegno diretto: «La Chiesa si sente in dovere di contribuire allo sforzo di pianificare e introdurre l’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’intelligenza artificiale nei sistemi educativi». Lo scopo è che le persone acquisiscano «capacità di pensiero critico» e che le tecnologie «contribuiscano alla salvezza di coloro che le utilizzano».
Un accento specifico è caduto sui giovani, che devono essere sostenuti da genitori ed educatori in «un uso moderato e disciplinato» delle tecnologie digitali. Ma Leone XIV ha aggiunto qualcosa che va oltre la gestione dei tempi di schermo: l’alfabetizzazione digitale deve includere anche «un’educazione alla verità su Dio e sull’umanità», perché i giovani «sono aperti a questa verità e desiderosi di scoprire il senso della vita».
Un riferimento all’incarnazione
Il discorso si è mosso su un piano teologico preciso. Leone XIV ha citato la Gaudium et spes: «Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo» (n. 22). Da questo punto di vista, la custodia del volto e della voce di ogni persona non è solo una questione mediatica o etica, ma passa attraverso «un incontro con colui che è “immagine del Dio invisibile”» (Col 1,15). È la prospettiva entro cui il Papa colloca il lavoro degli esperti di comunicazione riuniti a Roma.
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