Tutorial
Tutorial Stagione 8
Cari amiche e cari amici, è con grande gioia che proseguiamo con questo nostro tutorial il percorso di lettura e approfondimento della prima Enciclica di Papa Leone XIV. Abbiamo da poco ricevuto, infatti, un dono prezioso, la lettera Enciclica «Magnifica Humanitas», pubblicata lo scorso 15 maggio. È un testo che ci interpella nel profondo del nostro essere, invitandoci a riflettere su come custodire la persona umana in un tempo nuovo, segnato anche dalla presenza dell’intelligenza artificiale. In questo tutorial vogliamo entrare nelle fondamenta, nelle basi dell’Enciclica. Il nostro scopo è immergerci nella prospettiva teologica e biblica in cui l’Enciclica si pone, perché è solo da qui che possiamo comprendere veramente il senso dell’Enciclica stessa, nonché la prospettiva, la posta in gioco per la nostra umanità, il nostro essere nel mondo. Lasceremo poi spazio a successivi approfondimenti e ad altri tutorial che ci aiuteranno passo dopo passo ad accogliere con sempre maggior consapevolezza questo grande dono del Santo Padre.
Il fondamento: l’uomo immagine di Dio. Al cuore della visione di Papa Leone XIV c’è una convinzione antica e sempre nuova: l’essere umano è creato a immagine e somiglianza del Dio trinitario. Siamo non solo creati, ma fatti da Dio e per Dio. La Trinità ci crea come uomini in relazione con Dio e di conseguenza tra noi. In una vita sempre vissuta nella comunione e nella relazione con Lui e tra di noi, in una prospettiva che biblicamente rientra in un patto di amore che chiede una vita come risposta alla chiamata di Dio. Una vita nella quale il nostro respiro è il respiro dello Spirito, una vita che non viene prima creata e poi interpellata da un Dio esterno e quasi padrone. Una vita al contrario partorita dalla Trinità all’interno di una logica della comunione che la costituisce intimamente e ontologicamente. Questo significa, ritornando a ciò che l’Enciclica ci propone, che non siamo fatti concretamente per l’isolamento, ma per la relazione e la comunione.
L’Enciclica ci ricorda che la tecnologia non è un nemico esterno, ma un fatto profondamente umano radicato nella nostra libertà. Tuttavia, oggi ci troviamo di fronte a una sfida epocale: evitare che il potere tecnico diventi un fine in sé, oscurando la dignità di chi è stato amato infinitamente dal Signore. Per aiutarci a discernere come abitare questo tempo, il Papa ci offre due icone bibliche che fungono da bussola per il nostro cammino.
La prima icona: la Torre di Babele. La prima immagine è quella della Torre di Babele. Rappresenta l’umanità che cerca di farsi un nome e di raggiungere il cielo contando solo sulle proprie forze. Due i rischi che questa immagine biblica ci mette davanti. Primo, il rischio dell’autosufficienza. Babele è un progetto costruito senza riferimento a Dio, dove l’uniformità prende il posto della comunione. Abbiamo anche una sorta di sindrome di Babele. Oggi questa tentazione si manifesta nella idolatria del profitto e nella pretesa di un linguaggio unico, anche digitale, che riduce il mistero della persona a semplici dati e prestazioni. Quando l’efficienza diventa l’unico criterio, l’umanità rischia di smarrire il proprio volto.
La seconda icona: la ricostruzione di Gerusalemme. In totale contrasto, l’Enciclica ci propone la figura di Neemia e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme. Due le strade di riflessione e di agire su cui questa icona biblica ci fa riflettere. La corresponsabilità e la preghiera: Neemia non agisce da solo. Egli ascolta il grido del popolo, prega e poi convoca tutti, artigiani, sacerdoti, donne, giovani, affidando a ciascuno un tratto di muro da rialzare. Il percorso che il profeta fa fare al popolo convocato parte dall’orientare lo sguardo a Dio, riconoscendolo come l’unico nel quale è possibile riconoscersi realmente popolo capace di dialogare, unire le forze, lavorare per il bene comune. La via di Neemia: questa è la strada che il Papa ci indica per l’era dell’intelligenza artificiale. Trasformare la diversità in risorsa e fare dell’ascolto e del dialogo il terreno comune per far crescere la giustizia e la fraternità. Ricostruire oggi significa riconoscere che nessuno si salva da solo e che il futuro va edificato insieme. E tutto ciò non in una prospettiva puramente sociologica, è solo lo sguardo verso Dio, la preghiera come affidamento a Lui, il coraggio di stringergli la mano vivendo insieme e non come concorrenti che apre la vita ad una nuova umanità alleata di Dio e quindi più vera ed autentica.
In sintesi, la scelta che abbiamo davanti non è tra sì o no alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme. Siamo chiamati a essere architetti saggi che mettono al centro la carne ferita e amata del fratello, sapendo che il vero progresso è quello che rende la vita più degna dell’uomo. Vi invito naturalmente a leggere, fare nostra l’Enciclica. Nei prossimi tutorial ancora, come già nel precedente, Weca continuerà nel suo servizio offrendo ulteriori approfondimenti circa «Magnifica Humanitas». Un grande tesoro che Papa Leone XIV ci ha consegnato e che noi vogliamo accogliere con riconoscenza, responsabilità e impegno.
Testi: don Paolo Padrini
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