Incontri

L’Era Veloce: intelligenza artificiale e WhatsApp al servizio della comunicazione ecclesiale

Incontri

24 Maggio 2026
L’Era Veloce: intelligenza artificiale e WhatsApp al servizio della comunicazione ecclesiale

Il 19 e 20 maggio 2026 si è tenuto un webinar di formazione rivolto ai seminaristi del Seminario Arcivescovile di Chieti, dal titolo “L’Era Veloce – Intelligenza Artificiale e Messaggistica Istantanea al servizio della comunicazione”. Il progetto è nato dalla volontà del Dott. Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI, e del rettore del Seminario, ed è stato realizzato da UCS CEI e WeCa – WebCattolici, con Filippo Andreacchio e Danilo Di Leo come formatori.

Due mattinate online su Microsoft Teams, quattro sessioni dense di contenuti, un piccolo gruppo di futuri sacerdoti: un percorso con ambizioni precise — non formare tecnici, ma comunicatori cristiani consapevoli.

Il comunicatore cristiano nell’era dell’AI

Filippo Andreacchio ha aperto il ciclo con una riflessione sul ruolo della persona nel processo creativo. Il punto fermo: la IA non crea, combina pattern. Rimescola ciò che già esiste, affidandosi a correlazioni statistiche, senza sapere di cosa sta parlando.

Il comunicatore cristiano non è semplicemente qualcuno che sa usare bene gli strumenti. È un testimone: comunica ciò che ha visto e vissuto, non ciò che ha generato. La sua autenticità è il suo capitale principale, e nessun algoritmo può replicare la bellezza che nasce da un incontro reale, da una storia vera, da una comunità viva.

Il rischio opposto è quello di un fast food spirituale: immagini di Cristo e della Madonna generate in serie, video di santi che parlano senza essere mai vissuti, contenuti devozionali costruiti per raccogliere like e monetizzare sull’ingenuità degli utenti. Fenomeni già presenti in rete, che chiamano i futuri pastori a un discernimento lucido e continuo.

Generare immagini con la IA: laboratorio e checklist etica

La seconda sessione del mercoledì si è trasformata in un laboratorio pratico con piattaforme come Krea.ai, Luma Labs e Adobe Firefly. I partecipanti hanno visto dal vivo come un prompt ben costruito — con indicazioni su soggetto, luce, stile e ciò che si vuole escludere (negative prompt) — permetta di avvicinarsi progressivamente al risultato desiderato.

Ma il cuore della sessione è stata la checklist etica elaborata da Andreacchio. Prima di pubblicare qualsiasi contenuto visivo generato con la IA, il comunicatore ecclesiale dovrebbe chiedersi: questa immagine rappresenta la realtà con onestà? Lede la dignità di persone reali o figure sacre? Riproduce stereotipi? Ho dichiarato che è stata generata con la IA? Una lista semplice, ma capace di rimettere al centro la responsabilità editoriale che nessuna macchina può assumersi al posto nostro.

WhatsApp: prossimità comunitaria e coordinamento pastorale

Danilo Di Leo ha ribaltato fin dall’inizio la prospettiva abituale: WhatsApp non è l’app con cui ci si manda messaggi, ma uno strumento di coordinamento pastorale e di prossimità comunitaria.

La storia dell’app — dalle origini di Jan Koum a Kiev, convinto che “la privacy è un diritto, non un privilegio”, fino all’acquisizione da 19 miliardi di dollari da parte di Meta — è diventata occasione per una riflessione più ampia su visioni valoriali e logiche di mercato, approfondita anche attraverso un esercizio: scrivere la lettera che Brian Acton avrebbe potuto inviare a Jan Koum nel momento della firma con Facebook.

Sul piano pratico, Di Leo ha illustrato la crittografia end-to-end, le funzionalità meno note e soprattutto WhatsApp Business: profilo pubblico con orari e servizi, etichette per filtrare le conversazioni, risposte rapide predefinite, messaggi di assenza automatici. Una versione pensata per le organizzazioni, ideale anche per una parrocchia.

Le Community: coordinare senza disperdere

Il tema più operativo ha riguardato le Community di WhatsApp: una bacheca condivisa per tutti i membri, attorno a cui vivono i singoli gruppi tematici, ciascuno con la propria identità e riservatezza. Attraverso l’esempio della parrocchia San Nicola di Brindisi, i seminaristi hanno visto come una Community ben strutturata elimini la dispersione dei messaggi e apra la vita parrocchiale anche a chi non fa parte di nessun gruppo specifico.

L’invito finale: sperimentate, proponetelo al rettore, e quando sarete in parrocchia educate le vostre comunità a usare questi strumenti con consapevolezza. Perché non sarete solo amministratori dei gruppi: sarete gli educatori degli educatori.

 

condividi su

Per Associarsi a WeCa

Guida al Web

8xmille

In rete

SEGUICI SU