Incontri
Mons. Lucio Adrián Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione, ha ricevuto nella sede di Piazza Pia, in Vaticano, i partecipanti alla trentesima European Christian Internet Conference (ECIC #30), giunti a Roma da ogni parte d’Europa e appartenenti a molte diverse confessioni cristiane. A loro ha presentato l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, mettendo subito in chiaro l’equivoco da sciogliere: «non è un documento sull’intelligenza artificiale, ma sulla persona umana, sulla dignità della persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale». Molti, ha osservato, «soprattutto in Germania, hanno detto che il Papa aveva scritto un libro sull’intelligenza artificiale. Niente affatto».
Il primo capitolo, per mons. Ruiz, è il nome stesso del Papa. Come Leone XIII rispose alla prima rivoluzione industriale, Leone XIV risponde a quella plasmata dall’IA: «nessuno sceglie un nome per qualcosa di irrilevante». Il segno che si tratta «di una nuova cultura, di una nuova realtà, di un nuovo ambiente per l’essere umano, e quindi di una grande sfida antropologica».

Da qui i punti chiave. Il primo: «l’innovazione tecnologica non è neutrale». Ogni artefatto porta «un’intenzione», «mezzi» e «conseguenze»; e l’IA «è programmata da persone, e quelle persone restano dentro il codice». L’illusione nasce quando i sistemi «si presentano come neutrali e oggettivi», mentre riflettono gli orientamenti di chi li ha progettati.
Mons. Ruiz si è soffermato sul rischio educativo della risposta rapida, che «indebolisce il giudizio personale e anche la creatività». Agli studenti dice: «non ditemi che l’IA produrrà e si prenderà il vostro lavoro, perché siete voi a consegnare il vostro lavoro all’IA». Il problema non è l’IA che toglie il lavoro: «siamo noi a consegnare la conoscenza».
Il secondo punto riguarda il potere ormai concentrato nel settore privato: «i governi sono come bambini di fronte alle grandi aziende», dipendenti «per tutto — sicurezza, energia, conoscenza dei cittadini». Per questo non basta invocare l’etica: «occorre sapere quali criteri etici e chi scrive la legge». Le aziende, ha aggiunto, non possono dire: «io sviluppo la tecnologia e poi è tua».
Tra i punti più personali, il quinto — «disarmare l’IA per renderla umana» — che mons. Ruiz ha tenuto a precisare contro i titoli fuorvianti: «non si dice che l’intelligenza artificiale debba scomparire, ma che debba essere disarmata», sottratta alla logica di accumulare «sempre più potere».

Il suo punto preferito è il sesto: «i limiti e la fragilità non sono errori da correggere». Se potessimo fissare i nostri limiti, ha spiegato, «non avrei più bisogno di amare, di restare con qualcuno, di condividere»: fissare quel limite «sarebbe abolire l’amore». Contro la promessa transumanista di una «medicina solo per te», il costo è «altissimo», ma la posta è la dignità di tutti.
La risposta della Chiesa, ha concluso mons. Ruiz, sta nell’antropologia: «noi custodiamo la giusta comprensione di chi sia la persona umana nel mondo». Lui stesso, in una tesi in un ateneo non confessionale, usò la visione biblica «senza nominare Dio, Papa o santi». Sul transumanesimo è netto: vivere quaggiù mille anni? «No, per favore. Perché? Perché la felicità non è qui». La domanda decisiva «non è se una tecnologia sia più avanzata, ma se contribuisca a una vita più umana e dignitosa per tutti».
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12 Giu 2026
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