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In occasione della 102ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Papa Leone XIV — attraverso un messaggio firmato dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin — ha dedicato ampio spazio al tema del rapporto tra sapere, responsabilità umana e nuove tecnologie, con un riferimento esplicito all’intelligenza artificiale.
Il messaggio, datato 12 aprile 2026 e indirizzato all’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini, presidente dell’Istituto Toniolo, sviluppa il tema «L’esperienza del sapere» a partire da una citazione paolina per arrivare, con passo deciso, alle sfide del presente digitale.
Il passaggio più diretto e attuale riguarda proprio l’intelligenza artificiale. Il Papa avverte che «i processi del sapere non possono essere ridotti alla produzione di algoritmi sempre più potenti», ma richiedono «un adeguato livello di responsabilità umana e di valutazione etica». Una presa di posizione netta, che non nega il valore della tecnologia ma ne rifiuta la deriva autonomistica: la macchina non può sostituire il giudizio morale della persona.
Leone XIV indica anche un compito specifico per i cattolici: «come cattolici possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo, affinché le persone — soprattutto i giovani — acquisiscano la capacità di pensiero critico e crescano nella libertà dello spirito». Il riferimento ai giovani non è casuale: sono loro i più esposti alle dinamiche di un ecosistema digitale che tende a formare le opinioni prima ancora che si formi il ragionamento.
Per spiegare la posta in gioco, il Papa ricorre a un parallelo storico illuminante. Così come la rivoluzione industriale «richiedeva l’alfabetizzazione di base per permettere alle persone di reagire alla novità», allo stesso modo «la rivoluzione digitale richiede un’alfabetizzazione digitale — insieme a una formazione umanistica e culturale — per comprendere e governare il funzionamento dell’IA». Il Pontefice cita qui il suo stesso Messaggio per la 60ª Giornata delle Comunicazioni Sociali, confermando una linea di pensiero coerente e già articolata.
Il documento non si limita al dibattito tecno-etico, ma inscrive la questione in una visione più ampia. Richiamando San Paolo («se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla»), il messaggio sottolinea che la conoscenza autentica nasce dall’amore per ciò che si studia. Un sapere «non orientato all’incontro e alla giustizia», avverte il Papa, «è alla base di tanti mali, come attesta la storia travagliata in cui siamo immersi». Parole che suonano come un monito diretto anche nei confronti di certe applicazioni dell’IA orientate al solo profitto economico o al predominio.
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